La recente decisione di Donald Trump di mettere in discussione la posizione statunitense sulle isole Falkland riapre un dossier estremamente delicato. Ma soprattutto offre una chiave per comprendere quanto profondamente stia cambiando la concezione americana del proprio ruolo nel mondo.
Per capire la svolta occorre tornare alle origini della Repubblica. George Washington e i padri fondatori avevano combattuto la Guerra d’Indipendenza per impedire alle potenze coloniali di condizionare il destino del nuovo continente. La guerra del 1812 dimostrò quanto fosse ancora difficile sottrarsi alla pressione britannica: Londra continuava a interferire con la libertà commerciale e con la neutralità americana. La Dottrina Monroe del 1823 trasformò quella aspirazione in un principio destinato a durare che si può così riassumere: l’America agli americani, ma il resto del mondo all’ex madrepatria britannica.
Da quel momento prese forma una delle grandi trasformazioni della storia americana. Gli Stati Uniti avrebbero progressivamente assunto un ruolo sempre più importante nella difesa di un sistema internazionale fondato sulla libertà dei commerci e sulla sicurezza delle rotte marittime, prima affiancando la Gran Bretagna e poi sostituendola come principale potenza occidentale.
È precisamente questo ruolo che Donald Trump sembra rimettere in discussione. L’America First non significa soltanto chiedere agli alleati di contribuire maggiormente alla propria sicurezza. Significa mettere in discussione l’idea stessa che gli Stati Uniti debbano farsi carico della stabilità di un sistema internazionale anche quando gli interessi americani non siano direttamente coinvolti.
La National Security Strategy del 2025 rende questa impostazione ancora più esplicita, indicando come priorità il rafforzamento della posizione americana nell’emisfero occidentale e la protezione di spazi, risorse e asset strategici da interferenze esterne.
È una scelta che riporta il centro della politica estera verso il continente americano e, allo stesso tempo, ridimensiona l’idea di Washington come garante universale dell’ordine internazionale.
In questo scenario, la questione delle Falkland supera i confini della storica disputa tra Argentina e Regno Unito. Appoggiando le richieste di Javier Milei, Trump non sta riconoscendo ufficialmente la sovranità argentina sull’arcipelago. Sta però dimostrando che la storica alleanza con Londra non guida più le scelte di Washington. A conferma di questo cambio di rotta, il presidente americano ha persino auspicato la riunificazione dell’Irlanda, creando un ulteriore motivo di tensione con il governo britannico.
Il parallelo con la Groenlandia rafforza questa lettura. A nord come a sud dell’emisfero occidentale, Washington guarda a territori strategici, rotte marittime e risorse, e non tenta più di escludere soltanto Cina e Russia, ma eventualmente anche le potenze europee.
