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Politica estera

Raid contro 3 petroliere iraniane. E Trump minaccia sullo Stretto

Entrambe le parti puntano a logorare l’avversario, mentre si avvicinano le Midterm Donald pensa a vie alternative al Golfo Persico

Via chiusa Immagini dello US Central Command che mostrano il raid contro una petroliera iraniana che tentava di forzare il blocco Usa al Golfo Persico. Molte altre navi sono ferme dall'inizio della guerra

Le forze americane hanno colpito tre petroliere iraniane, tra cui una al largo dell’isola di Kharg, vicino al principale snodo per l’esportazione di greggio della Repubblica Islamica. Ciò è avvenuto dopo che i Pasdaran hanno lanciato missili balistici contro due navi statunitensi che pattugliavano le acque nella regione. È una significativa escalation nel contesto dell’intensificarsi della lotta per il controllo dello Stretto di Hormuz. L’11 giugno Donald Trump ha dichiarato di voler prendere il controllo di Kharg, ma poi ha affermato che l’operazione militare statunitense sull’isola era per il momento esclusa, pochi giorni prima dell’accordo provvisorio per porre fine alla guerra firmato il 17 giugno. Un attacco statunitense a Kharg metterebbe sotto pressione l’industria petrolifera iraniana e l’economia in generale, già duramente colpita dal blocco navale americano.

Secondo un rapporto dell’intelligence degli Stati Uniti, di cui ha dato notizia il New York Times, la leadership di Teheran appare determinata a proseguire le ostilità per alimentare una guerra d’usura ed esasperare l’amministrazione Trump. La Repubblica Islamica difficilmente accetterà di sottoscrivere un accordo di pace nel breve periodo. La strategia di Teheran punta a mettere sotto pressione il presidente statunitense in vista delle elezioni di metà mandato, nella convinzione che il prolungarsi del conflitto possa erodere il suo consenso politico. Nelle prossime settimane Washington prevede una nuova fiammata di attacchi contro le basi Usa in Medio Oriente, affiancata da operazioni di guerra ibrida.

Ma Trump non arretra sulle sue decisioni. In un’intervista rilasciata a Dan Patrick per il podcast LT.Dan, il presidente ha difeso la decisione degli Stati Uniti di muovere guerra all’Iran per bloccarne il programma nucleare, affermando che a Teheran mancavano soltanto due settimane prima di ottenere l’arma atomica. Trump ha dichiarato che con la bomba l’Iran avrebbe distrutto Israele e l’intero Medio Oriente, arrivando oggi a minacciare direttamente le città degli Stati Uniti.

Ma non finisce qui. Trump ha anche lanciato un nuovo avvertimento all’Iran, affermando che se Teheran «non sarà intelligente» rischia di ritrovarsi con uno «Stretto di Hormuz non più necessario». Secondo il presidente, la realizzazione di nuovi oleodotti regionali e corridoi terrestri consentirà nei prossimi anni di aggirare lo snodo strategico, attraverso il quale è storicamente transitato circa un quinto della produzione globale di petrolio e gas. Tra le alternative figurano i progetti per il trasporto via terra verso il Mediterraneo, attraverso la Siria, pensati per garantire il flusso di greggio e ridurre la dipendenza dalle rotte marittime soggette a blocchi e minacce militari.

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