Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:55
In evidenzaAggiornato alle ore 11:55
Politica

L'Iran, tregua di 7 giorni per riaprire Hormuz (e il greggio)

Teheran pronta a rinunciare all’uranio. Pezeshkian: “Sta agli Usa decidere se porre fine alla guerra. Khamenei? Sta bene”

A tractor pulls a boat from the sea as commercial vessels are anchored in the Strait of Hormuz off Bandar Abbas, Iran, Monday, Aug. 31, 2026. (Razieh Poudat/ISNA via AP)

Un piano di sette giorni per porre fine alla guerra. È questa la finestra (molto stretta) per sbloccare lo stallo diplomatico tra Stati Uniti e Iran sul conflitto in atto nel Golfo Persico. L’apertura arriva direttamente dal ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi. «Abbiamo presentato agli Stati Uniti, tramite intermediari, un piano secondo cui, al verificarsi di determinate condizioni, lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto al termine del settimo giorno e i colloqui riprenderebbero» ha dichiarato ai giornalisti del New York Times a margine dell’assemblea generale dell’Onu.

Molti dettagli restano da definire, ma la diplomazia di Teheran vorrebbe seguire il perimetro di quanto definito con il memorandum di Islamabad poi fallito. Una base di partenza per la ripresa dei negoziati ribadita anche dal presidente cinese Xi Jinping nel suo incontro con Donald Trump. L’Iran vuole però accelerare sui tempi e arrivare ad un accordo prima delle elezioni di midterm e non dopo come invece affermato da Trump nel suo intervento all’Onu. I sette giorni riguarderebbero la fine delle ostilità su tutti i fronti (Libano incluso), scongelamento dei beni iraniani, stop alle sanzioni e rimozione del blocco nello Stretto di Hormuz. Successivamente le parti si ritroverebbero per colloqui più approfonditi sul nucleare iraniano.

Su questo ultimo punto è intervenuto in prima persona il presidente iraniano Masoud Pezeshkian parlando con Fox News. «Sulla base del Trattato di non proliferazione, rispetteremo tutto ciò a cui siamo tenuti ad attenerci» ha detto, aprendo di fatto ad una possibile rinuncia dell’uranio arricchito al 60%. Ma su alcuni punti fondamentali, le posizioni di Teheran non cambiano. «Sta all’America decidere se vuole o meno porre fine alla guerra - ha aggiunto Pezeshkian - Non l’abbiamo scelta: siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci». Sul blocco degli Houthi nello stretto di Bab el-Mandeb, il presidente iraniano ha affermato che i ribelli yemeniti «sono responsabili delle proprie azioni. Non ricevono ordini da noi. Abbiamo contatti con loro, ma non esiste un rapporto sistematico». E alla domanda se la Guida Suprema Mojtaba Khamenei (mai apparsa in pubblico dallo scoppio della guerra) sia in buona salute e in grado di governare, Pezeshkian ha risposto «assolutamente sì».

L’Iran continua quindi a tessere la sua rete diplomatica: sempre all’Onu Araghchi ha incontrato l’omologo russo Lavrov per riferirgli «degli accordi con l’Oman per stabilire una rotta marittima sicura nello Stretto di Hormuz». Toni simili con il capo della diplomazia egiziana con il quale si è discusso di «proposte concrete per contenere le tensioni e favorire una de-escalation».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.