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Un rifugiato che stupra può essere espulso: così la Svezia ha fatto cambiare le linee guida dell’Unhcr

La battaglia del Paese scandinavo è iniziata a seguito della violenza sessuale di un eritreo ai danni di una 16

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Ora lo stupro, in Europa, è un motivo di espulsione anche per i rifugiati. La notizia è che fino a poche settimane fa non era così. È il frutto del lavoro portato avanti dalla Svezia e dal suo ministro della migrazione, Johan Forssell, che ha portato avanti la battaglia per il riconoscimento della violenza sessuale come grave reato davanti all’Onu e all’Unhcr. “Ora siamo effettivamente riusciti a raccogliere sostegno tra molti Stati membri e a far cambiare l'Unhcr l'applicazione della convenzione. Penso che sia importante”, ha dichiarato Forssell.

Tutto nasce nel 2024, quando un eritreo che all’epoca aveva circa 18 anni è stato condannato per lo stupro di una 16enne avvenuto nella metropolitana a Skelleftea, nel nord del Paese. Gli sono stati comminati tre anni di carcere ma la Corte d’Appello ha rigettato il rimpatrio come pena pena accessoria perché, secondo un’interpretazione della Convenzione Onu sui rifugiati, lo stupro non era considerato “eccezionalmente grave” per durata e natura dell’atto per giustificare la revoca dello status di un rifugiato. Il caso ha fatto molto discutere in Svezia, ma non solo, soprattutto perché ha fatto emergere una stortura del sistema in base alla quale un rifugiato ha maggior tutela rispetto a un residente, anche se questo compie un reato come lo stupro.

A quel punto Forssell si è attivato affinché la stortura venisse sanata e ha portato il caso davanti alle commissioni competenti, chiedendo che venissero aggiornate o chiarite le linee guida in modo tale che lo stupro venga sempre e comunque considerato un crimine sufficientemente grave per procedere con l’espulsione, anche per chi gode dello status di rifugiato. È stata una battaglia di civiltà da parte della Svezia, sostenuta da gran parte dei Paesi, che ha portato al risultato voluto: ora non ci potranno essere interpretazioni diverse per i giudici, perché c’è stato l’aggiornamento e le nuove linee guida dell’Unhcr specificano e rendono più chiaro che chiunque compia uno stupro, anche se rifugiato può essere rimpatriato.

Il fatto che sia servito un caso eclatante e una vittima minorenne, l’indignazione pubblica e la pressione internazionale per far cambiare le linee guida Unhcr la dice lunga su quanto certe burocrazie, soprattutto sovranazionali, si siano allontanate dalla realtà e dal senso di giustizia comune.

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