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Politica estera

Sánchez in fuga

Spagna invasa, ma il socialista attacca l’Italia (e scappa in ferie)

Opposti Sopra, i militari spagnoli e i migranti sulla spiaggia di Ceuta. Sotto, Sánchez mostra la sua playlist su Spotify

Due giorni dopo l’assalto marocchino a Ceuta è Pedro Sánchez show, con un attacco frontale all’Italia e a Giorgia Meloni. Ma la crisi di Ceuta irrompe in uno dei momenti politicamente più delicati della legislatura per il premier e rischia di accentuare le difficoltà di un esecutivo già sottoposto a forti pressioni sul fronte interno, per gli scandali giudiziari che non danno tregua al Psoe e alla famiglia del primo ministro. L’arrivo di circa 60mila migranti nell’exclave spagnola ha offerto alle destre all’opposizione un nuovo potente argomento per mettere sotto accusa il premier socialista, mentre il governo sceglie una linea improntata alla difesa della cooperazione con Rabat, evitando qualsiasi rottura diplomatica con il vicino marocchino.

Ma, e qui sta lo scandalo, nel pieno della crisi il premier non rinuncia alle sue vacanze, e parte per Lanzarote pubblicando per giunta una playlist di musica e libri consigliati per l’estate. Una decisione che scatena una valanga di critiche sui social, anche per il tempismo. Poche ore dopo aver accusato gli altri governi europei (tra cui l’Italia) di «egoismo». Sánchez è atterrato con un Falcon dell’Aeronautica a Lanzarote, dove fino al 24 agosto sarà in vigore una zona d’interdizione alla navigazione per motivi di sicurezza.

Il leader del Partito Popolare, Alberto Nunez Feijoo, è volato a Ceuta per cavalcare politicamente la crisi. Dalla città autonoma ha definito l’arrivo in massa di migranti «un’occupazione premeditata e senza precedenti», attribuendo la responsabilità al «triplice fallimento» dell’esecutivo: «della politica migratoria, della sicurezza e della politica estera». Per Feijoo, il governo «non ha saputo proteggere le frontiere, né garantire la sicurezza dei cittadini». La risposta è stata «tardiva e insufficiente» e ora deve spiegare «che cosa è fallito nella cooperazione con il Marocco». Per il Pp la partita è trasformare l’emergenza migratoria in una nuova accusa di debolezza nei confronti di Sachez, dopo mesi nei quali l’opposizione ha concentrato la propria offensiva sulle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il partito socialista e l’entourage del premier. E saldare temi diversi - legalità, sicurezza nazionale, controllo delle frontiere e politica estera - in un’unica contestazione al «sanchismo».

Sánchez non solo respinge le accuse, ma difende l’efficacia della sua politica migratoria. Nella lettera inviata a Bruxelles rivendica che la Spagna è oggi «la seconda frontiera più sicura dell’Ue«, grazie a una strategia fondata su «solidarietà e cooperazione». Il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, ha ripetuto che quanto avvenuto a Ceuta è «un attacco all’integrità territoriale della Spagna», pur ribadendo che Rabat resta «un partner autenticamente affidabile», nonostante le polemiche sulla mancata prevenzione della crisi. Ed è proprio il rapporto con Rabat a rappresentare il nodo politico più delicato. Madrid evita di attribuire responsabilità dirette al vicino, rigettando le accuse che il regno utilizzi i flussi migratori come «minaccia ibrida», nel timore di compromettere una cooperazione considerata essenziale per la sicurezza e il controllo della frontiera in Nord Africa. L’unica voce critica sul rosario di morti, gli oltre 84 migranti annegati, è venuta da Sumar che ha chiesto al relatore speciale dell’Onu per i diritti dei migranti di indagare se le autorità marocchine abbiano «favorito o consentito» la partenza di massa verso l’exclave e denunciato una possibile omissione del dovere di protezione nei confronti delle decine di persone morte durante le traversate a nuoto.

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