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Politica estera

Scozia e Galles dopo l’Irlanda: Trump “spacca” il Regno Unito

Summit a tre per l’indipendenza da Londra a seguito delle parole del presidente. Ed è polemica con Burnham

Contestazioni La maschera di Trump alle proteste contro la visita del presidente in Irlanda

Donald Trump torna sulla riunificazione dell’Irlanda, che ritiene «naturale», e dopo le sue parole, Scozia, Galles e Irlanda del Nord organizzano un summit per l’indipendenza. Il presidente americano si allontana per la seconda volta in due giorni dalla tradizionale cautela di Washington sulla questione, e provoca nuovamente la replica di Londra. «Trump è Trump e il presidente può dire ciò che vuole. Ma noi prendiamo molto sul serio gli Accordi del Venerdì Santo», che nel 1998 posero fine alle violenze in Irlanda del Nord, afferma la ministra Angela Rayner, segretaria di Stato per l’edilizia abitativa. Il tycoon, parlando con i giornalisti al suo golf club di Doonbeg, dove partecipa alla giornata conclusiva dell’Irish Open, sostiene di aver ricevuto «grande sostegno» dopo aver auspicato la riunificazione dell’isola irlandese. E alla richiesta di commento sulle parole del premier britannico Andy Burnham, secondo cui non ci sarà referendum finché la maggioranza della popolazione dell’Irlanda del Nord non sarà favorevole, The Donald sottolinea: «Lo dicono tutti, e poi le cose cambiano. Una cosa che dovrebbe fare è bloccare quelle stupide turbine eoliche», prosegue, annunciando di aver tagliato i dazi sul whiskey irlandese.

Sulla vicenda interviene su X pure il leader di Reform Uk Nigel Farage, per il quale «l’Irlanda del Nord è una parte orgogliosa e integrante del Regno Unito. La gente dell’Irlanda del Nord non vuole né un referendum, né l’unificazione. Non sono d’accordo con Trump». Intanto il Daily Telegraph riferisce che «i leader di Scozia, Galles e Irlanda del Nord si incontreranno oggi in un vertice a Cardiff per discutere i piani di disgregazione del Regno Unito». I rispettivi first minister John Swinney, Rhun ap Iowerth, e Michelle O’Neill, avrebbero intenzione di firmare una dichiarazione congiunta per rivendicare il diritto di indire referendum sulla secessione. Per la prima volta, i governi di queste tre nazioni costitutive del Regno Unito sono guidati da partiti favorevoli alla separazione, e secondo fonti del Telegraph l’obiettivo del vertice sarebbe di esercitare ulteriore pressione su Burnham. Una fonte vicina a Swinney riferisce che con la sua dichiarazione di mercoledì sul referendum, gli unionisti dovrebbero essere molto preoccupati. Trump, da parte sua, se ripete di ritenere «naturale» l’unità dell’Irlanda, non vuole parlare per ora della Scozia, di cui è originario da parte materna e di cui intende discutere in seguito.

Al di là delle polemiche diplomatiche, per il tycoon quello in Irlanda è stato soprattutto un soggiorno in famiglia e un viaggio d’affari. Con lui c’erano i due figli, Eric e Don Jr, che gestiscono il business di famiglia da quando lui è tornato alla Casa Bianca. Il primo si occupa in particolare delle strutture golfistiche di loro proprietà in tutto il mondo, e il comandante in capo ha approfittato di un incontro con la stampa per vantare il suo campo da golf irlandese definendolo «uno dei migliori al mondo». Il presidente si reca sul green quasi ogni fine settimana in una delle sue proprietà a Washington, in New Jersey o in Florida, e sarà proprio nel suo club vicino a Miami che, a dicembre, ospiterà il vertice annuale del G20.

Questa commistione tra governo e affari spinge l’opposizione democratica a criticarlo per corruzione e nepotismo, accuse che lui respinge regolarmente con fermezza. Secondo le dichiarazioni finanziarie ufficiali, Trump ha generato oltre 2 miliardi di dollari di ricavi nel 2025, l’anno del suo ritorno al potere, contro i poco più di 600 milioni di dollari nel 2024.

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