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Politica estera

Sfida Brics su dazi e guerre (ma Xi vede Modi e non Vladimir)

Il leader cinese si candida a mediatore globale e “avvisa” Trump su Taiwan

epa13234792 (L-R) Secretary-General of the UAE's Supreme Council for National Security Ali bin Hammad Al Shamsi, Indonesian President Prabowo Subianto, Egyptian President Abdel Fattah Sisi, Russian President Vladimir Putin, Indian Prime Minister Narendra Modi, Chinese President Xi Jinping and South African President Cyril Ramaphosa pose for a family photo before a joint banyan tree-planting ceremony held as part of the BRICS Summit in New Delhi, India, 12 September 2026. India hosts the 18th BRICS Leaders' Summit from 12 to 13 September 2026 under the theme 'Building for Resilience, Innovation, Cooperation and Sustainability.' EPA/ALEXANDER KAZAKOV/SPUTNIK/KREMLIN POOL / POOL MANDATORY CREDIT

Se alla vigilia del vertice Brics in India la scena era stata dominata dal presidente russo Vladimir Putin e dalle sue critiche all’Europa, la giornata di ieri ha avuto un nuovo protagonista: Xi Jinping. Per il leader cinese si tratta della prima visita in India dopo sette anni di rapporti oscillanti tra i due giganti asiatici culminati nel 2020 con scontri armati al confine. Ma in un contesto internazionale fortemente instabile a causa delle guerre in corso e dell’imprevedibilità di Trump l’incontro con il premier indiano Narendra Modi è un segnale di disgelo importante e funzionale a mostrare Pechino come un interlocutore che privilegia il dialogo alle prove muscolari.

Nel suo intervento, Xi ha affermato che il conflitto in Medio Oriente «ha causato gravi perdite alle popolazioni dell’area e non serve gli interessi della comunità internazionale». Di conseguenza, il presidente cinese ha esortato i paesi Brics ad «essere pionieri nel mantenimento della pace

e della stabilità». Ma soprattutto essi devono restare uniti per «opporsi allo scontro tra blocchi, contrastare la violazione della sovranità di altri Paesi e l’interferenza nei loro affari interni». Ultimo passaggio rilevante dell’intervento di Xi è l’invito ai Brics «ad opporsi ai dazi arbitrari e a rifiutare ogni forma di protezionismo».

Leggendo tra le righe, il discorso di Xi sembra quasi un appello alla mobilitazione politica, diplomatica e commerciale dei paesi del Sud del mondo (e non solo) contro le politiche di Donald Trump. Un messaggio che pesa in vista del vertice di Washington del 24 settembre. Anzi, la Cina ha già lanciato un avvertimento: se prima di allora gli Usa dovessero approvare vendite di armi a Taiwan, il summit sarà annullato. Nonostante le dichiarazioni ufficiali, l’intento di Xi è arrivare comunque al vertice con una postura internazionale il più favorevole possibile a quella del suo omologo americano, già danneggiata a causa della guerra contro l’Iran. E proprio su questo

fronte Pechino decide di spendere il suo capitale politico. «La Cina è disposta a collaborare con i membri dei Brics per svolgere il ruolo che le compete nel raggiungimento della pace e della tranquillità in Medio Oriente e nella regione del Golfo», ha affermato Xi che assicura a Modi «una soluzione equa, ragionevole e reciprocamente accettabile sulla questione dei confini». Nessun bilaterale invece con Putin: il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha detto che i due leader «si solo salutati» ma senza parlarsi.

Intanto nella loro dichiarazione finale i Brics rilanciano la moderazione per i conflitti nel mondo, la preoccupazione per le tensioni in Medio Oriente, l’assistenza umanitaria a Gaza e l’opposizione allo sfollamento forzato dei palestinesi.

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