Grandi movimenti alle spalle di Alexandria Ocasio-Cortez. La passionaria socialista che guida il fronte progressista del Partito democratico non si nasconde più e da giorni aumentano i segnali per una sua candidatura nel 2028, sia essa alla Casa Bianca o al Senato.
Il rinnovo dello staff
Il primo e importante segnale riguarda i grandi lavori di rinnovo e riassetto del suo staff. Secondo Axios sono in corso arrivi e partenze importanti. A settembre dovrebbe lasciare l’incarico il suo responsabile della campagna elettorale e consigliere senior Oliver Hidalgo-Wohlleben. Al suo posto è già pronta Fiorella Bini, altra consigliera storica di Ocasio-Cortez. Tra i rientranti c’è anche Aya Saed, ex direttrice legislativa che stavolta sarà vice capo dello staff nel suo ufficio alla Camera, ma anche consulente della sua campagna elettorale. Altro rientro quello di Tanushri Shankar-Ross, che aveva lasciato il team nel 2023 e oggi rientra come consulente senior. Allo stesso tempo Mike Casca, attuale capogabinetto della deputata, avrebbe visto un aumento degli incarichi.
Casca è il nome da seguire per capire meglio cosa sta succedendo. Il 37enne è una delle anime dei liberal e dal 2023 fa parte dello staff di AOC, ma soprattutto è stato un consigliere senior di Bernie Sanders durante la campagna elettorale del 2020 e poi vice capogabinetto del senatore socialista del Vermont prima di passare al team di Ocasio-Cortez. Casca è uno dei tanti passati da Sanders ad AOC e questo indicatore dice molto della traiettoria che la deputata del Bronx sta prendendo. A tutto questo si aggiungono poi le consulenze esterne, come l’aiuto della società di consulenza Middle Seat, fondata da ex collaboratori di Sanders.

Nonostante il suo staff sia ancora leggero rispetto ad altri potenziali candidati alle presidenziali del 2028, questi movimenti suggeriscono un lento ma costante passaggio di testimone. Come scrive Axios, il rapporto stretto tra AOC e Sanders fa sì che la deputata possa accedere in modo abbastanza rapido a un’infrastruttura politica ben oliata in caso di candidatura importante sia alla Casa Bianca sia al Senato.
Ma i movimenti recenti servono anche a giocare d’anticipo. Alcuni avversari nel campo democratico, come il deputato della California Ro Khanna e il governatore Gavin Newsom, hanno iniziato a pescare esperti che hanno lavorato con Sanders nel 2016 e nel 2020. Il governatore della California ha ingaggiato, ad esempio, Tim Tagaris e la sua società di consulenza Aisle 518 Strategies per lavorare alla campagna di raccolta fondi.
Viaggi e attivismo
Oltre alla ristrutturazione interna, AOC continua a muoversi. Recentemente è stata ospite del canale YouTube More Perfect Union, un’iniziativa mediatica da milioni di visualizzazioni fondata da un ex funzionario della campagna elettorale di Bernie Sanders, Faiz Shakir. Ma non solo. Solo nel 2026 ha compiuto una serie di viaggi dentro e fuori gli Usa significativi, ma anche singolari.
Per prima cosa c’è da registrare la sua trasferta in Germania a febbraio con due tappe: la prima alla conferenza sulla sicurezza di Monaco e la seconda con un’ospitata alla Technische Universität di Berlino. Oltre a questo, AOC ha preso parte a diversi viaggi ed eventi nel Paese per allargare e migliorare il suo profilo nazionale su alcuni temi e segmenti specifici. È il caso della visita a Carlisle, in Pennsylvania, al Real State of Our Union, dedicato a discussioni e tavole rotonde su maternità e famiglia, o della visita al Power Rising Summit di Chicago. E ancora i tour in Georgia contro i data center e le tappe in zone del Paese con numerose comunità di elettori afroamericani in Alabama e Tennessee, senza dimenticare la sua partecipazione alla marcia “Defend the Vote”, realizzata nel giorno del 63esimo anniversario della marcia in cui il reverendo King pronunciò la famosa frase “I Have a Dream”.
A tutto questo si aggiunge il suo importante attivismo in Michigan con una serie di comizi tenuti con il candidato dell’ala liberal Abdul El-Sayed, poi vincitore delle primarie.

Una rete da costruire
Al momento l’attivismo di AOC va letto in modo minuzioso perché la scelta di dove andare, e dove non andare per ora, descrive cosa c’è dietro la sua strategia. Il primo dato che salta all’occhio è che per il momento ha evitato quasi tutti gli Stati che votano per primi alle primarie democratiche: South Carolina, Nevada, New Hampshire, New Mexico, Michigan e Virginia. Questo ci suggerisce due cose: per il momento non sta rispettando il consueto copione di un candidato alle presidenziali che inizia a costruire strutture proprio lì dove partono le primarie. La seconda è che AOC sta lavorando a un progetto che appare più ampio e strutturato.
Il vasto coinvolgimento nella campagna di El-Sayed in Michigan dimostra l’intenzione di allargare la presenza di candidati progressisti nel Congresso. Qui il piano sembra essere quello di mettere insieme una rete e una coalizione politica più ampia e strutturata. Pennsylvania, Georgia, Alabama, Illinois, Massachusetts, Montana, Tennessee e Michigan sono zone molto diverse tra loro per composizione demografica, etnica ed economica. Visitare quegli Stati rivela l’intenzione di creare collegamenti con segmenti elettorali che possono rivelarsi importanti non solo per un’elezione presidenziale.
Le priorità di AOC sono sostanzialmente due: dare continuità al movimento iniziato da Bernie Sanders nel 2016 e renderlo strutturale in una rete politica. Questa rete politica, a sua volta, ha due ricadute: la prima è spingere alla vittoria candidati che condividano la stessa visione del movimento di Sanders/AOC e che quindi, una volta al Congresso, portino avanti una linea comune. La seconda è creare una rete di sostenitori che spingano i candidati. In questo senso l’esempio più lampante è quello del presidente della United Auto Workers, Shawn Fain, che era sul palco di Detroit con lei ed El-Sayed. Discorso analogo si può fare per le tappe nelle regioni con importanti comunità afroamericane. Bernie Sanders ha sempre faticato con il voto nero, quindi AOC ha bisogno di creare nuovi legami con quella comunità per allargare la coalizione elettorale dei socialisti, oggi concentrata soprattutto in giovani bianchi benestanti dei centri urbani.

Sembra quindi che AOC stia lavorando in modo strutturato. La logica potrebbe quindi essere quella di arrivare a un’eventuale candidatura alla Casa Bianca soltanto quando tutto il movimento si sarà strutturato e allargato anche al Congresso, proprio per avere la possibilità di far passare un’agenda socialista. Il secondo punto è quello di migliorare il suo profilo nazionale e portarlo fuori dalla bolla di New York, lontano dai centri urbani gentrificati e bianchi, andando a convincere il mondo della working class (che ad esempio in Michigan non ama particolarmente El-Sayed), quello degli elettori afroamericani e i nuovi attivisti né Dem né GOP che si battono contro il settore AI e dei data center.
Come ha notato la pubblicazione progressista Puck, gli ultimi hanno hanno segnato una crescita politica notevole per Ocasio-Cortez, tanto da usare l’espressione AOC 2.0, ovvero una candidata meno ideologica (vedi la battuta sul woke 1.0 che ha scatenato un putiferio), ma più pragmatica e disciplinata. Puck nota, in particolare, la tendenza della deputata ad evitare scontri interni al partito fini a se stessi, ma a lavorare sul profilo nazionale intessendo alleanze, ma anche selezionando chi sostenere di volta in volta. Puck, però, scrive anche altro. Fonti vicine alla socialista la descrivono come ancora indecisa sul da farsi, ovvero se puntare alla Casa Bianca nel 2028 o fare un passaggio intermedio al Senato. Un’incertezza che forse le midterm potrebbero smuovere. Resterà solo da vedere la reale potenza dei socialisti alle urne.
