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Politica estera

Stupri e violenze, Ceuta è un inferno. Il Marocco ferma un’altra ondata

Sei denunce di ragazze migranti, ospedali strapieni e risse. L’incubo nei reportage sul progressista “El País”

Il grande caos I quotidiani spagnoli parlano di quasi 5000 immigrati a Ceuta, ma la stampa locale ne conta tra gli otto e i dodicimila

Le prime proteste organizzate al grido di «asilo, asilo». Sei denunce di violenze sessuali, tutte di giovani migranti. Pronto soccorso intasato da clandestini feriti nelle risse fra loro e casi allarmanti di tubercolosi e scabbia. Abitanti di Ceuta esasperati e «barricati» nel centro, che non si avventurano nella zone limitrofe dove si annidano i resti dell’invasione. Solo polizia a sirene spiegate ed esercito sfrecciano avanti e indietro. Una situazione esplosiva, che rischia di deflagrare, prima o dopo. Da una parte la rabbia dei residenti che si sentono abbandonati e dall’altra quella dei migranti illegali timorosi di venire mandati indietro. La temuta ondata di Ferragosto ha coinvolto qualche centinaio di migranti che ha cercato di entrare a Ceuta. Le forze di sicurezza di Rabat, che blindavano il confine, hanno reagito con lancio di lacrimogeni e fermato 294 persone, in gran parte sub sahariani e soli 46 marocchini.

Sulla spiaggia el Trampolin di Ceuta, 200 migranti, al grido di «asilo, asilo», innalzando cartelli improvvisati con le scritte «non torniamo» e «anche noi siamo esseri umani» hanno organizzato, ieri, la prima protesta. A favore di telecamere, abilmente rilanciata sui social e con alcuni «umanitari», che devono avere dato una mano alla regia. Uno con maglietta gialla teneva lo striscione principale. La risposta alle richieste del presidente-sindaco della città autonoma, Juan Jesus Vivas, che ha chiesto di respingere tutte le domande di asilo. Le associazioni della magistratura spagnola, come in Italia, hanno subito messo i bastoni fra le ruote dichiarando: «Il nostro ordinamento non consente di decidere in anticipo che ogni persona entrata irregolarmente si vedrà negata l’asilo».

Un reportage del quotidiano spagnolo El Pais fotografa la cruda realtà di Ceuta, dove continua l’emergenza. Madrid sostiene che ci sono ancora 5000 migranti, ma il governo locale parla di numeri ben più alti fra gli 8-12mila. Sulla spiaggia del Trampolin i resti dell’ondata ha cominciato ad organizzarsi con baracche di rami intrecciati e cartoni. Per passare il tempo giocano a pallone sula sabbia e «organizzano tornei di lotta» scrive l’inviata del Pais, non certo un quotidiano di destra. Attorno al Centro di detenzione temporanea per immigrati, strapieno, ci sono ancora bivacchi, ma il vero rischio riguarda le non poche ragazze, marocchine e sub sahariane, rimaste al di fuori delle sbarre. Fin dai primi giorni i vigilantes dovevano intervenire più volte agitando i manganelli per proteggerle dai migranti maschi. El Pais conferma che sono state presentate «almeno sei denunce di violenza sessuale, tutte riguardanti ragazze migranti». Un quartiere a rischio è Los Rosales dove si trova il campo di Sidi Embarek. I legionari spagnoli continuano a rincorrere i migranti, che rispuntano durante il giorno intimando in arabo di non avvicinarsi alle abitazioni. I cittadini dell’exclave rilanciano video di risse fra i migranti, tentati furti e paura fra i residenti, che hanno ripreso a vivere, ma in centro. Alcuni supermercati sono piantonati dai militari e nel barrio malfamato El Principe «decine di ragazze e giovani donne migranti sono state portate in un edificio industriale recentemente ristrutturato per ospitarle, dopo aver denunciato minacce di violenza sessuale» scrive El Pais. Non solo: a pochi chilometri di distanza, nel parco industriale di El Tarajal, molti minori non accompagnati dormono per terra tra il fetore di escrementi e urina.

Il pronto soccorso dell’unico ospedale è sopraffatto dall’afflusso di migranti, con alcuni casi isolati di tubercolosi, scabbia e un focolaio di gastrointerite, ma la maggioranza degli interventi riguarda ferite da risse o cadute. Il primario di Medicina preventiva, Julián Domínguez, ha dichiarato al quotidiano spagnolo che ci sono «migliaia di persone senza accesso ai servizi igienici, quindi può succedere di tutto».

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