Oggi la Svezia va alle urne per il rinnovo del parlamento con lo spettro dell’incertezza. Nonostante un avvio positivo di campagna elettorale, la coalizione di centrosinistra ha visto progressivamente ridursi il margine di vantaggio sul centrodestra al punto che i sondaggi della vigilia mostrano ormai un testa a testa all’ultimo voto. Un’ottima notizia per il premier uscente Ulf Kristersson che punta ad un nuovo mandato «per rendere di nuovo grande la Svezia», richiamo evidente al noto slogan del presidente Donald Trump.
Ma per l’Europa il voto svedese vuol dire capire se le destre radicali hanno il vento in poppa dopo il successo ottenuto da AfD alle elezioni locali in Sassonia-Anhalt. In questo caso, la forza politica sotto osservazione
è quella dei Democratici Svedesi (Sd). Il suo leader Jimmie Akesson è riuscito a strappare un’importante accordo per permettere la formazione del governo di Kristersson dopo le elezioni del 2022 nelle quali Sd era diventato il secondo partito con il 20,5% dei voti. Il sostegno parlamentare esterno ha permesso ad Akesson di accrescere il suo capitale politico e di condizionare numerose scelte dell’esecutivo. Ora l’obiettivo è entrare a pieno titolo in un nuovo governo di centrodestra.
All’Europarlamento Sd aderisce al gruppo dei Conservatori e Riformisti (lo stesso di Fratelli d’Italia). Le sue posizioni uniscono euroscetticismo con una posizione molto rigida sul tema migranti, che ha permesso al partito di accrescere notevolmente
i suoi consensi. A differenza di altre formazioni di ultradestra, Sd è favorevole all’aumento nelle spese per la difesa, ha sostenuto l’ingresso della Svezia nella Nato e ha adottato una posizione di forte sostegno a Kiev approvando la quasi totalità dei sostegni economici e militari per la difesa dell’Ucraina sia in Svezia che al Parlamento Europeo. Questa postura non ha però protetto Sd dalle polemiche relative ad un membro dello staff politico che per anni avrebbe diffuso sui social propaganda russa
