Il vicepresidente americano JD Vance, contrario fin dalla prima ora, ha dichiarato che il disastro elettorale di metà mandato è imputabile alla guerra con l’Iran. Il Congresso a maggioranza democratica vuole fermare una volta per tutte le ostilità. Il regime di Teheran canta vittoria e minaccia risposte devastanti in caso di nuovi bombardamenti compresi missili lanciati sull’Italia se concederemo l’utilizzo delle basi agli Usa. L’anatra zoppa, Donald Trump, cosa farà con ayatollah e Pasdaran?
Prima della chiusura delle urne ha detto chiaro che non prevede attacchi imminenti all’Iran, ma le schermaglie continuano nello stretto di Hormuz. E potrebbe essere tentato di spostare l’attenzione mondiale dalla débâcle elettorale a una nuova guerra. Nel Mar Arabico sono schierate due portaerei, la George Washington, la George Bush e una terza, la Roosevelt, arriverà questo mese. Una forza possente che non promette niente di buono. Però il Pentagono ha già bruciato nel conflitto del 28 febbraio e otto mesi di tregua guerreggiata quasi quattro quinti degli intercettori Thaad e metà degli anti missili Patriot. A maggio gli iraniani mantenevano intatti sette tra missili e lanciatori su 10. Molto dipenderà dal nuovo governo israeliano ovvero se Bibi Nethanyahu, anatra mezza zoppa, ridiventerà per l’ennesima volta premier oppure no. Le trattative sotto banco con gli iraniani continuano, ma la situazione è di stallo. La novità è che i democratici vogliono veramente farla finita con il conflitto iraniano. Il nuovo Congresso, però, si insedierà fra due mesi. Hakeem Jeffries, leader dem alla Camera ha dichiarato ieri che «non c’è mai stato alcun motivo per entrare in questa guerra, e dobbiamo uscirne immediatamente».
Trump, anche se anatra zoppa, rimane il comandante in campo e detentore del potere esecutivo compreso l’ordine di riprendere i raid trovando una «scusa» difensiva. Nel mirino c’è quello che resta del programma nucleare iraniano nelle viscere di Pickaxe Mountain nell’Iran centrale. E potrebbero non bastare una raffica di Moab, la madre di tutte le bombe convenzionali. Il Pentagono avrebbe ricevuto l’ordine di pianificare il possibile impiego di un’arma nucleare tattica.
Il regime canta vittoria, dopo il voto che ha bocciato Trump, ma è preoccupato della ripresa delle ostilità e sta preparando contromisure più incisive rispetto al conflitto di febbraio-marzo. Il monito l’ha lanciato ieri la guida suprema «fantasma», Mojtaba Khamenei: «Se le aggressioni dovessero ripetersi la portata della guerra si amplierebbe notevolmente».
Ahmad Bakhshayesh Ardestani, membro della commissione per la Sicurezza nazionale del parlamento iraniano, si è spinto più in là. «Se l’America usa le sue basi europee anche in Italia e Germania - ha dichiarato- saranno lanciati missili iraniani verso l’Europa». I pasdaran avrebbero pianificato attacchi ad obiettivi sensibili americani nell’area del Golfo, non solo basi, ma pure ambasciate. E potrebbero contrattaccare via terra. Un’ «invasione» del Kurdistan nel nord dell’Iraq, dove si trovano le basi dell’opposizione armata curda iraniana non è esclusa. Commando suicidi sono pronti ad incursioni nei paesi del Golfo contro installazioni Usa. Un incubo, che ha trovato spazio ieri, 4 novembre, anniversario della presa di ostaggi americani all’ambasciata americana a Teheran nel 1979. Mohammad Mokhber, consigliere della Guida Suprema iraniana ha scritto su X che «il vero vincitore» delle elezioni di metà mandato «è stato l’Iran, che ha trasferito all’interno degli Usa il costo della guerra». I duri e puri pro pasdaran sfilavano in strada bruciando bandiere israeliane e Usa urlando «uccideremo Trump».
