La macchina dell’immigrazione legale americana entra in una nuova fase di incertezza. L’amministrazione di Donald Trump ha disposto una sospensione globale degli appuntamenti per i visti di immigrazione mentre i funzionari consolari vengono sottoposti a una formazione “approfondita” sulle modalità con cui applicare le norme relative al cosiddetto public charge, cioè la valutazione sulla possibilità che un richiedente possa diventare principalmente dipendente da determinate forme di assistenza pubblica negli Stati Uniti.
Non si tratta di una cancellazione definitiva delle procedure di immigrazione né di uno stop a tutti i visti americani. La misura riguarda gli appuntamenti per i visti destinati a chi intende trasferirsi stabilmente negli Stati Uniti. Gli appuntamenti già fissati vengono modificati o rinviati e i richiedenti dovrebbero ricevere direttamente dalle rappresentanze diplomatiche americane informazioni sulle nuove date. Al momento Washington non ha indicato una data precisa per il ritorno alla normale programmazione.
La normativa statunitense prevede già che alcune persone possano essere considerate non ammissibili se ritenute suscettibili di diventare principalmente dipendenti dall’assistenza pubblica. Il Dipartimento di Stato ha però deciso di rafforzare la formazione dei funzionari incaricati di esaminare le domande, con l’obiettivo dichiarato di rendere le valutazioni più “complete” e uniformi. L’amministrazione sostiene che la priorità sia garantire che chi ottiene un visto per emigrare negli Stati Uniti non diventi successivamente dipendente dalle prestazioni sociali destinate agli americani che ne hanno diritto e che si trovano in condizioni di bisogno.
La decisione assume un peso ancora maggiore perché arriva pochi giorni dopo una importante battuta d’arresto giudiziaria per l’amministrazione Trump. Il 21 agosto scorso, un giudice federale di New York ha annullato la politica che aveva sospeso il trattamento dei visti di immigrazione per cittadini di 75 Paesi, tra cui Afghanistan, Iran, Somalia, Brasile, Colombia, Pakistan e Bangladesh.
Quella misura era stata giustificata anch’essa con il rischio che alcuni richiedenti potessero diventare un public charge. Il giudice ha però stabilito che il Dipartimento di Stato non aveva l’autorità per imporre un blocco generalizzato basato sulla nazionalità.
La sospensione degli appuntamenti arriva inoltre nelle stesse ore di un’altra iniziativa destinata a incidere profondamente sul sistema dei visti. L’amministrazione ha annunciato l’intenzione di revocare i visti turistici e d’affari B1 e B2 di cittadini stranieri che sono entrati negli Stati Uniti per soggiorni temporanei e hanno successivamente presentato, o stanno presentando, domanda di asilo.
