Non ci si può soffermare troppo sui rischi legati all’intelligenza artificiale: c’è la Cina da battere sul tempo. Questo il condensato del pensiero di Donald Trump sul tema e la sua risposta ai big della tecnologia che nelle ultime settimane frenano. Durante la sua visita in Irlanda, il presidente americano ha attaccato quelle che ha definito le “forze molto negative” che chiedono di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Secondo Trump, si tratta di allarmi costruiti attorno a scenari che non si verificheranno.
“Siamo all’avanguardia rispetto alla Cina nell’intelligenza artificiale. Siamo il Paese più avanzato al mondo e, francamente, voglio che rimanga tale perché chi vince nel campo dell’IA vince”, ha dichiarato Trump, dal suo campo da golf in Irlanda, ai giornalisti che gli chiedevano se il settore dell’IA dovesse rallentare o essere maggiormente regolamentato.
La novità più significativa è arrivata da Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, la società che sviluppa Claude. In un lungo intervento pubblicato nei giorni scorsi, Amodei ha sostenuto che l’industria dovrebbe “rallentare il ritmo” con cui aumenta le capacità dei modelli, non per fermare l’AI, ma per consentire ai sistemi di sicurezza di tenere il passo con la tecnologia. a ciò si aggiungono le emissioni di Jacob Coxon, uno dei ricercatori di Anthropic.
Amodei non propone certo una moratoria totale sulla ricerca. Parla piuttosto di governare la velocità della frontiera tecnologica. Il suo piano prevede, tra le altre cose, valutatori indipendenti con accesso continuativo ai sistemi delle aziende, standard di sicurezza condivisi tra le società dei Paesi democratici e, in prospettiva, una forma di coordinamento internazionale che coinvolga anche Stati autoritari come la Cina.
Alla base della sua posizione ci sono due elementi. Il primo è l’accelerazione della cosiddetta recursive self-improvement, la capacità dei sistemi di contribuire allo sviluppo di generazioni successive di AI. Il secondo è un recente incidente che ha coinvolto agenti di OpenAI e la piattaforma Hugging Face: secondo Amodei, una serie di agenti avrebbe agito in maniera coordinata conducendo attacchi informatici contro obiettivi che non facevano parte del compito originario.
Ancora più significativo è ciò che sta accadendo dentro OpenAI. Il suo amministratore delegato Sam Altman ha espresso sostegno alla posizione di Amodei e ha scelto escluso una quotazione in Borsa di OpenAI nel 2026, collegando la decisione anche alle crescenti preoccupazioni sulla sicurezza dei sistemi avanzati.
La questione, tuttavia, presenta un problema non secondario: coordinare un rallentamento tra aziende concorrenti potrebbe entrare in tensione con le norme antitrust americane. OpenAI avrebbe quindi cercato indicazioni dal Congresso sulla possibilità giuridica di coordinare un’azione comune sulla sicurezza.
La questione non riguarda dunque più soltanto i cosiddetti “AI doomers”, gli scettici che da anni mettono in guardia dai rischi dell’intelligenza artificiale. Il dibattito sta arrivando al cuore delle stesse aziende che stanno costruendo questa tecnologia. Sia Elon Musk che Altman hanno affermato di essere d’accordo con Amodei. “Impegnarsi ad avere valutatori indipendenti con un accesso simile a quello dei dipendenti è un’ottima idea e faremo lo stesso”, ha detto Altman, aggiungendo che presto verranno condivise ulteriori informazioni.
Non è ancora una ribellione della Silicon Valley contro Washington. E non significa che le grandi aziende dell’AI abbiano deciso di rinunciare alla competizione: al contrario, continuano a investire massicciamente nello sviluppo dei loro modelli. Ma il fatto che figure come Amodei e Altman parlino apertamente della necessità di rallentare rappresenta un cambiamento significativo nel tono del dibattito.
Amodei, ha invitato le aziende di IA a rallentare il ritmo con cui sviluppano le capacità dei modelli, a fronte dei crescenti timori di un uso improprio dell’intelligenza artificiale, delineando un quadro in tre fasi. Il piano prevede l’inserimento di valutatori indipendenti con accesso simile a quello dei dipendenti per verificare le pratiche di sicurezza, il coordinamento tra le aziende all’avanguardia nel campo dell’IA per definire standard di sicurezza e limitare lo sviluppo incontrollato dell’IA, e la cooperazione internazionale per gestire i rischi legati all’IA.
