Il messaggio arrivato dalla Casa Bianca alla vigilia delle grandi esercitazioni militari annuali tra Stati Uniti e Corea del Sud è netto: meno manovre, meno pressione su Pyongyang e, soprattutto, meno segnali che possano essere interpretati da Kim Jong Un come ostili. Donald Trump ha ordinato al Pentagono di “ridurre sostanzialmente” le esercitazioni congiunte con Seul, sostenendo di non essere soddisfatto del loro costo e definendole un segnale “inappropriato e ostile” nei confronti della Corea del Nord. Il presidente americano ha inoltre richiamato esplicitamente il rapporto personale con Kim, descritto come una relazione “molto buona”.
L’Ulchi Freedom Shield, l’esercitazione annuale in partenza oggi e che si svolgerà fino al 27 agosto, coinvolge migliaia di militari sudcoreani e punta a verificare la capacità dell’alleanza di reagire a scenari di conflitto sempre più complessi. Nei giorni scorsi Pyongyang ha nuovamente condannato le manovre come una prova generale per un’invasione e minacciato una risposta.
“Considerato l’ottimo rapporto che ho con Kim Jong Un, della Corea del Nord, non sono contento del fatto che gli Stati Uniti abbiano, molto tempo fa, accettato di partecipare a esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud”, ha scritto Trump.
Il messaggio di Trump: meno esercitazioni per non irritare Kim
Trump ha collegato la scelta a più motivazioni. Da una parte ci sono i costi delle esercitazioni; dall’altra il comportamento di Seul, che non avrebbe sostenuto gli Stati Uniti nelle operazioni legate all’Iran. Ma il riferimento più significativo resta quello a Kim.
Il presidente americano sostiene infatti che le esercitazioni rappresentino un segnale inutilmente aggressivo verso Pyongyang e che non siano coerenti con la relazione che Washington vuole mantenere con il leader nordcoreano. La sua posizione arriva mentre l’amministrazione continua a lasciare aperta la possibilità di un nuovo contatto con Kim, dopo i vertici del primo mandato di Trump.
La tempistica rende la decisione ancora più rilevante. L’ordine è arrivato poche ore prima dell’avvio previsto dell’Ulchi Freedom Shield. Le esercitazioni sono comunque iniziate come programmato, mentre resta da definire concretamente quanto la direttiva presidenziale modificherà la componente americana delle attività. La Corea del Sud ha confermato che le manovre sarebbero andate avanti.
Seul deve continuare a prepararsi, anche senza Washington al massimo
Il problema per l’alleanza è che le esercitazioni congiunte non servono soltanto a mostrare forza. Servono soprattutto a mantenere interoperabilità, procedure comuni e capacità di comando nel caso in cui un conflitto esploda davvero.
L’Ulchi Freedom Shield è costruita proprio intorno a questo obiettivo. Le precedenti edizioni hanno combinato attività sul terreno, simulazioni e addestramento in diversi domini operativi. La questione diventa ancora più sensibile perché la Corea del Nord non è rimasta militarmente ferma. Secondo le valutazioni riportate dalla stampa americana nei giorni scorsi, il coinvolgimento nordcoreano nella guerra in Ucraina ha consentito alle forze di Pyongyang di acquisire esperienza sul campo e di confrontarsi con forme di guerra moderne, comprese capacità legate ai droni e alla guerra elettronica.
Gli Stati Uniti mantengono una presenza militare significativa nella penisola e il trattato di mutua difesa con Seul rimane il fondamento dell’alleanza. Ma la frequenza e la qualità dell’addestramento congiunto sono una componente concreta della credibilità di quella deterrenza.
La scommessa di Trump: convincere Kim senza indebolire l’alleanza
È qui che la decisione diventa soprattutto una scommessa diplomatica. Trump sembra puntare sull’idea che ridurre ciò che Pyongyang considera una provocazione possa creare uno spazio per tornare al dialogo con Kim.
Durante il suo primo mandato, Trump è diventato il primo presidente americano a incontrare un leader nordcoreano. I due si sono incontrati a Singapore nel 2018, ad Hanoi nel 2019 e successivamente nella zona demilitarizzata.
Trump ha inoltre fatto riferimento a una recente conversazione con il presidente sudcoreano Lee Jae Myung, affermando di aver chiesto a Lee se la Corea del Sud desiderasse partecipare agli sforzi relativi alla denuclearizzazione dell’Iran. Trump ha detto che Lee ha risposto: “No, grazie”. Anche per questo la decisione sulle esercitazioni con Seul viene osservata come un possibile indicatore di una più ampia trasformazione della politica americana nella regione.
Trump scommette sulla diplomazia personale con Kim. Il Pentagono e gli alleati devono invece fare i conti con una domanda molto più concreta: quanto si può ridurre l’addestramento necessario a una guerra senza ridurre, allo stesso tempo, la credibilità della deterrenza che dovrebbe impedirla?
