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Politica internazionale

La docente che non va a Reggio Emilia: “Ambiente ostile, è puro antisemitismo”

Parla Chana, che ha dovuto cancellare il viaggio a Reggio Emilia di alcune insegnanti di una scuola ebraica in Florida per motivi di sicurezza: “Accaduto anche l’anno scorso”

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da Miami

«È stato un atto di antisemitismo». Non usa mezzi termini Chana, che lavora in una scuola ebraica in Florida e avrebbe dovuto inviare alcune insegnanti a Reggio Emilia. Il viaggio, previsto dal 12 al 16 ottobre, è saltato prima della partenza, tra i timori per la sicurezza e la richiesta di sottoscrivere una carta contro Israele. Sullo sfondo, le pressioni delle fazioni pro-pal. Chana, che al Giornale chiede di non pubblicare il cognome per ragioni di sicurezza, condanna duramente l’accaduto.

Cosa pensa della richiesta di firmare questa carta dei valori?

La politica non dovrebbe avere assolutamente alcun posto in questo ambito. Un’insegnante o un’educatrice non dovrebbe essere costretta a scegliere tra le proprie convinzioni personali e la possibilità di formarsi nella propria professione. Una cosa non ha nulla a che vedere con l’altra.

Avevate già partecipato a iniziative simili?

Stavo mandando le mie dipendenti a far parte di questa delegazione. Io stessa sono stata a Reggio per insegnare e imparare con gli insegnanti del posto. È stata un’esperienza meravigliosa. Ho anche mandato due mie dipendenti con la stessa delegazione ebraica nel 2024 e anche loro hanno avuto un’esperienza molto positiva.

Avevate già avuto segnali preoccupanti?

L’anno scorso avevo iscritto due dipendenti per partecipare, ma il viaggio era stato cancellato per motivi di sicurezza. Quest’anno è saltato per le stesse ragioni, ma anche per la carta che ci veniva chiesto di firmare: una dichiarazione di condanna delle Forze di difesa israeliane - che noi non condanniamo - e di sostegno ai bambini di Gaza.

Ora qual è il vostro stato d’animo?

Non credo che in un clima del genere accetterò di mandare le mie insegnanti a investire nella propria carriera, presso un’organizzazione che aderisce a queste posizioni. È un ambiente ostile. Avrei potuto mandare una delle mie insegnanti non ebree con un’altra delegazione. Le ho chiesto se voleva andare e lei mi ha risposto: “No, grazie. Non voglio stare con persone che trattano altri esseri umani in questo modo”. E ha rifiutato. Questo dice molto su come si sentono tutti.

Quale messaggio vorrebbe mandare alle autorità italiane?

Se vogliono presentarsi come professionisti nel campo dell’educazione, allora devono imparare ad agire in coerenza. Non puoi dire, da una parte, che non puoi venire se sei ebreo, se sostieni l’IDF e se non condividi la mia posizione politica, e dall’altra sostenere che le persone debbano essere trattate con uguaglianza e rispetto. Le due cose non possono andare insieme.

Questo episodio danneggia i rapporti tra le scuole ebraiche e le istituzioni italiane?

Posso parlare soltanto per me stessa. A nessuno piace bruciare i ponti e noi non diciamo mai “mai”, perché non sappiamo cosa porterà il domani. La mia speranza è che a Reggio comprendano il danno che stanno provocando e l’impatto che questi errori hanno sulla loro stessa immagine.

Considera quello che è successo un esempio di antisemitismo?

Al cento per cento. Questo documento non esisteva prima che dovessimo arrivare. C’è soltanto un gruppo che loro sanno che non firmerebbe questa dichiarazione, e sono gli ebrei. Possono fingere quanto vogliono che non si trattasse di questo. Ma le prove sono troppo evidenti.