Una banca cinese semi sconosciuta. Uno snodo finanziario segreto per Russia e Iran. Flussi di denaro e investimenti riconducibili a Mosca e Teheran. L’acquisto di merci nonostante le sanzioni occidentali. C’è tutto questo nell’inchiesta del Wall Street Journal sulla Zhejiang Chouzhou Commercial Bank (ZCCB), accusata di essere al centro di un network internazionale pensato per consentire al Cremlino e agli ayatollah di fare affari d’oro.
Il ruolo della banca cinese
Partiamo da qui. La ZCCB è un istituto regionale con sede nella provincia orientale cinese dello Zhejiang. In base a quanto emerso, ossia secondo documenti finanziari e testimonianze raccolte dal WSJ, la banca è comparsa ripetutamente nelle operazioni di società russe e iraniane impegnate ad aggirare le restrizioni imposte da Washington.
I fondi sarebbero serviti per acquistare forniture cinesi, comprese componenti elettroniche e materiali potenzialmente utilizzabili nell’industria militare. Le autorità statunitensi avevano individuato le attività sospette durante entrambe le amministrazioni Biden e Trump, senza tuttavia arrivare a sanzionare l’istituto. Il motivo? Oltre alle difficoltà nel dimostrare che i suoi dirigenti fossero consapevoli della provenienza del denaro, Washington voleva scongiurare escalation nei rapporti con Pechino.
Un meccanismo efficace
Il meccanismo funziona più o meno così. Sul versante russo compare A7, una rete di pagamenti sostenuta dallo Stato e utilizzata per trasferire denaro dentro e fuori dalla Russia, anche attraverso società di comodo e intermediari stranieri.
Nel febbraio 2025, per esempio, una società kirghisa collegata alla rete concordò il pagamento di circa 1,5 milioni di dollari a un fornitore cinese per acquistare 40mila chilogrammi di triossido di molibdeno, un composto impiegato nella produzione di leghe resistenti al calore, utilizzabili anche per veicoli corazzati e motori missilistici. Il pagamento doveva transitare proprio attraverso un conto presso la Zhejiang Chouzhou.
Sul fronte iraniano, invece, è emerso il tentativo di una società siderurgica di trasferire oltre 101mila dollari a un fornitore di Shanghai attraverso Bank Tejarat e Sadaf Exchange, intermediari già colpiti dalle sanzioni americane.
Gli strani rapporti tra Cina, Russia e Iran
Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, la Cina è diventata un partner commerciale fondamentale per Mosca, acquistandone petrolio e gas e continuando a esportare automobili, macchinari, componenti elettroniche e altri beni. Nel 2024 l’interscambio bilaterale tra i due Paesi ha raggiunto circa 245 miliardi di dollari.
Anche con Teheran la cooperazione è particolarmente rilevante: la Cina rappresenta il principale acquirente del petrolio iraniano, spesso attraverso intermediari e società che ne occultano l’origine. Nel 2021, tra l’altro, i due governi hanno firmato un accordo di partenariato strategico della durata di 25 anni, destinato a rafforzare la collaborazione economica, energetica, tecnologica e di sicurezza.
Le altre zone d’ombra
La Zhejiang Chouzhou Commercial Bank non sarebbe comunque un caso isolato. Secondo il Dipartimento del Tesoro americano, nel 2024 i conti bancari cinesi sono stati la principale destinazione di circa 5 miliardi di dollari movimentati da società di comodo iraniane.
Un’analisi della società di intelligence finanziaria TRM Labs ha inoltre individuato oltre 900 conti presso istituti cinesi indicati in documenti relativi a pagamenti collegati all’Iran tra il 2021 e la metà del 2025. Di questi, circa 240 sarebbero riconducibili alla Zhejiang Chouzhou Commercial Bank.
Questo lascia intendere che gli Stati Uniti abbiano riscontrato evidenti difficoltà nel tentativo di isolare finanziariamente Mosca e Teheran. Anche perché colpire una banca cinese potrebbe compromettere i rapporti economici degli Usa con la seconda economia mondiale.
