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Guerra agli ayatollah e politiche Ue più dure: i dissidenti iraniani a Milano fuori dal consolato Usa

La comunità iraniana si è riunita davanti al consolato statunitense per rilanciare la propria battaglia

Guerra agli ayatollah e politiche Ue più dure: i dissidenti iraniani a Milano fuori dal consolato Usa
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La celebrazione dell'Independence Day statunitense si è trasformata a Milano in un momento di forte valenza politica. Davanti al consolato degli Stati Uniti, circa un centinaio di cittadini iraniani residenti in Italia hanno esposto bandiere americane e cartelli contro la Repubblica Islamica, sostenendo che la libertà conquistata dagli Stati Uniti rappresenti un modello a cui aspirano anche gli iraniani dopo quasi mezzo secolo di governo degli ayatollah. Nel corso della manifestazione, diversi partecipanti hanno espresso sostegno a un approccio più duro nei confronti di Teheran, criticando al tempo stesso la prudenza mostrata dall'Europa.

Secondo quanto riferito durante il presidio, una parte dei partecipanti considera l'intervento militare americano contro il regime iraniano come un'azione che avrebbe dovuto proseguire, nella convinzione che la pressione esterna possa accelerare il crollo della Repubblica Islamica. Si tratta di una posizione presente in una parte della diaspora, ma non unanimemente condivisa, come dimostrano le differenti sensibilità emerse nelle manifestazioni organizzate negli ultimi mesi in Italia.

Tra i temi richiamati vi è anche la richiesta, avanzata da tempo da diversi esponenti dell'opposizione iraniana in esilio, di un irrigidimento delle politiche europee verso il regime, compreso un atteggiamento più netto nei confronti dei Pasdaran. La manifestazione di Milano conferma come il dibattito sull'Iran continui a riflettersi anche nelle comunità della diaspora presenti in Europa, dove la richiesta di libertà si intreccia con una discussione sempre più accesa sul ruolo che Stati Uniti ed Europa dovrebbero assumere nella crisi iraniana.

Le proteste della comunità iraniana all'estero sono diventate uno degli elementi più visibili della crisi politica iraniana. Anche in Italia, Milano è stata più volte teatro di manifestazioni nelle quali convivono anime differenti: gruppi apertamente favorevoli a un cambio di regime sostenuto dalla pressione internazionale, sostenitori della monarchia costituzionale legata alla figura di Reza Pahlavi e movimenti che, pur opponendosi con decisione alla Repubblica Islamica, rifiutano l'uso della forza militare come strumento di cambiamento politico.

“Non accettiamo nessun tipo di accordo con questo regime che non ha legittimità dal suo popolo e diffonde terrore e

paura nel mondo. Quando hanno iniziato l’intervento militare eravamo contenti, anche se sapevamo che agivano per i loro interessi”, spiegano i manifestanti. “Dovevano continuare questo intervento”, tuona il gruppo.

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