L'aspetto ironico della faccenda è che io e mia moglie, l'altra sera, avevamo spiegato con convinzione a nostro figlio l'importanza di andare a studiare in Inghilterra.
E poi ieri abbiamo saputo che Luigi Di Maio, una delle eredità più preziose del Movimento Cinque Stelle (che, adesso si può dire, per molti ha rappresentato il Grande fratello della politica), è stato nominato professore onorario del prestigioso King's College di Londra. 'O Prufessore!
Per uno che non sa parlare in italiano, insegnare in inglese in effetti è un upgrade.
Facile non abbia capito l'incarico, ma «onorario» significa per fortuna che è gratuito e che non entrerà mai in un'aula. Ma comunque è una straordinaria soddisfazione per uno che nella vita ha cercato troppo se stesso, poi lo ha trovato e ci è rimasto male.
Già «Drinks Vendor at Maradona Stadium», poi ministro nei governi Conte e Draghi e non è stato neppure l'errore peggiore di Super Mario quindi rappresentante speciale dell'Unione europea nel Golfo Persico, Luigi Di Maio, personaggio di un'ignoranza senza lacune, è la dimostrazione
di come il miglior lenitivo per le smanie rivoluzionarie consista in una carica qualsiasi, cosa che trasforma un ribelle nel più quieto dei conservatori.
Voleva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Poi, dopo avere criticato i vari «trota», si è accorto che il tonno era lui.
Vabbè. «Uno vale uno» è un bellissimo slogan. Finché le cariche non diventano due.