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Politica internazionale

Hacker russi in campo tra cortei e blitz

Patto tra “17 ottobre” e “NoName”, si punta a un doppio attacco per il 30 ottobre. E Putin: “Chi ci accusa mostra la sua debolezza”

Cattivo maestro Alexander Dugin e a sinistra un post in cirillico del gruppo «NoName»

Nelle stesse ore in cui la chat del «Movimento 17 ottobre» si svuota, la cyber community degli hacker filorussi NoName057 è particolarmente attiva. On line c’è un fermento strano e sempre più fitto che salda i maranza della guerriglia urbana e i gruppi legati al Cremlino. Tanto che il gruppo russo apre la sua «filiale» dedicata: NoName Italia.

Il Giornale lo ha già raccontato nei giorni scorsi. Ora abbiamo la conferma che sabato scorso sarebbe dovuto andare in scena un blitz informatico parallelo alle manifestazioni, esteso a tutta Italia. Qualcosa evidentemente non ha funzionato ma per gli investigatori del comando interforze Intel la minaccia era di livello elevato. In base alle nostre fonti, un messaggio di minaccia è stato comunque lanciato. Destinataria la compagnia di navigazione Conemar. «L’abbiamo colpita - scrivono i NoName - e abbiamo fatto avere i nostri saluti». Ma nell’elenco degli hacker, i nomi delle aziende a cui cercare di paralizzare il sistema informatico sono molte di più, tutte legate al settore delle spedizioni: Alis, Sogedim, Transadriatica, Stef.

Ora si teme per un’altra data, citata più volte nei gruppi on line, il 30-31 ottobre. Il patto tra «17 ottobre» e «NoName» mirerebbe a un doppio attacco: uno per le strade, uno contro i siti istituzionali con blocchi in ddos. Per capirsi: gli hacker russi sono gli stessi che nel 2023 hanno bloccato per qualche ora i siti del ministero del Lavoro e quello della magistratura. E ora mostrano i muscoli on line, con minacce nemmeno troppo implicite: pubblicano le immagini dei circuiti di sicurezza di negozi italiani, aziende e benzinai Tamoil per dimostrare che da un momento all’altro potrebbero bloccare tutto. Hanno fatto la stessa cosa in Francia dove non si esclude siano i registi del blocco dei frigoriferi dei supermercati.

Quello che stupisce è vedere chi ci sia in mezzo alla «tifoseria» pro maranza: Alexander Dugin in persona, l’ideologo di Putin che da anni sta fomentando una lotta ideologica contro il liberalismo e l’Occidente. «L’Italia è la speranza del mondo, non c’è niente di più bello dell’Italia» scrive dopo gli scontri del 17 ottobre a Milano, con mezza città devastata, vetrine in frantumi e merce rubata. Il suo post rimbalza nei dibattiti su web di tutta Europa, diventa manifesto: i NoName lo ripropongono anche nelle community a sostegno degli studenti francesi, con immagini di bandiere italiane, nuova patria della distruzione del sistema. «Ragazzi, chiedete a noi se avete bisogno, siamo pronti a sostenervi».

Ma l’allarme della guerra ibrida lanciato dal ministro della Difesa Guido Crosetto viene smentito prima dall’ambasciata russa («Non può esserci sempre la Russia dietro a tutti i problemi») e poi dal presidente russo Putin in persona: le accuse per i disordini nei Paesi europei, dichiara in un’intervista alla tv di Stato citata dall’agenzia Tass, «dimostrano la debolezza e l’incapacità di alcuni dei loro leader di assumersi la responsabilità di quanto sta accadendo».

Nei giorni scorsi anche un altro gruppo filorusso, Dark Storm Team, ha annunciato supporto alle manifestazioni sia in Italia sia in Francia. Ai gruppi si è affiancato anche un gruppo sud-asiatica-bengalese, Bd Anonymous, che appoggia la causa pro Pal, a dimostrazione del fatto che tutti soffiano sul fuoco dei disordini. Obbiettivo: destabilizzare un Paese, cercare di fomentare la rabbia sociale e far perdere la fiducia in un governo. Insomma, cavalcare la piazza e accodarsi alle proteste. Per questo, anche se può sembrare strano, si accavallano matrici di natura diversa. Il nostro viaggio nelle chat, guidato dal gruppo Red Hot Cyber, ce ne dà conferma e racconta di un’assurda convivenza tra spinta islamista, filorussa, anarchica e di estrema destra. Un calderone scriteriato, come se gli unici a non avere uno scopo (se on rubare scarpe e borse) fossero proprio i maranza minorenni, burattini della nuova ondata di «odio nichilista».

Le prossime ore sono cruciali per evitare il caos informatico nel prossimo fine settimana. Gli hacker sono pronti a riorganizzarsi. E scrivono: «Scateneremo tutta la nostra potenza contro l’infrastruttura internet dei governanti maledetti. Combatteremo fino alla fine sia on line sia off line».