Onorevole Bergamini, vicesegretario di Forza Italia, le autorità dell’exclave spagnola non riescono a contenere le violenze dei clandestini. Cosa dimostra la crisi di Ceuta?
«Dimostra che o si difendono i confini esterni dell’Europa o è il caos a livello di ordine pubblico, con territori ingovernabili. Quanto accaduto rappresenta il fallimento dell’ideologia delle porte aperte, cara alla sinistra italiana che vede in Pedro Sánchez il suo punto di riferimento».
Sánchez dice che resterà fino a fine mandato e di aver predisposto posti di accoglienza per oltre 3mila rifugiati da raddoppiare entro breve.
«Le comunicazioni di Sánchez non cambiano la situazione: Ceuta oramai da oltre un mese è un inferno. Disordini, violenze sessuali anche a danno di minori, aggressioni a poliziotti e militari da parte dei migranti. Presenza di jihadisti. I residenti sono immersi in un dramma e giustamente protestano. Per settimane non si è neanche conosciuto neanche il numero di quanti clandestini fossero rimasti sul territorio».
Sánchez minimizza e dice che l’ultradestra soffia sul fuoco per dividere i paesi Europei tra loro.
«Toglierei dal tavolo il fattore ideologico: quanto accaduto è stato l’effetto di una serie di errori sulla politica migratoria commessi dal governo socialista. Poi che l’Europa sia diffusamente solcata dalla propaganda di matrici ideologiche contrapposte, estrema destra ed estrema sinistra, non c’è dubbio. Ma non è la causa di quanto accaduto».
Il governo spagnolo ha fatto una sanatoria per oltre 500mila immigrati (senza pendenze penali) dicendo che la crescita demografica aiuta la crescita del pil.
«Ecco questo è stato l’errore. Una sanatoria di queste proporzioni, per quanto rivolta in gran parte a persone di origine sudamericana, genera un messaggio devastante, è uno spot globale per le porte aperte e alimenta false speranze».
Col salario minimo, dice Sánchez , la redistribuzione economica mostra i suoi effetti.
«È un’allucinazione, amplificata dai suoi tifosi italiani. La disoccupazione in Spagna è intorno al 10%, tra le più alte dell’Ocse. Quella italiana, per dire, è al 5,8%. Peraltro, il risultato spagnolo è falsato da una tipologia di contratti formalmente a tempo indeterminato, ma che sono inframmezzati da periodi di inattività in cui il lavoratore non percepisce stipendio. Dunque la situazione non è per nulla rosea. Poi non dobbiamo dimenticare che la Spagna, purtroppo, soffre di divari territoriali molto alti. La Sanchezeconomy non brilla come a qualcuno piace far credere».
