L’imam Hassen Chalghoumi, presidente della Conferenza degli imam europei, è un uomo abituato a sorprendere per le sue posizioni controcorrente che lo hanno portato ad essere minacciato di morte dall’Islam radicale e a vivere sotto scorta.
Lo ha fatto anche in un dialogo con il Giornale commentando la notizia del divieto del velo integrale nelle scuole italiane annunciato da Giorgia Meloni: «Esprimo il mio chiaro sostegno alla decisione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni di vietare il velo integrale a scuola».
«Il velo integrale è il niqab: l’occultamento del volto. In Afghanistan lo chiamano burqa. Si tratta di una visione rigorista. Non è mai esistita nella stragrande maggioranza del mondo musulmano» spiega Chalghoumi aggiungendo che «è vietato in numerose università, in Marocco, in Egitto, compresa Al-Azhar. Non si tratta quindi di un’invenzione europea. È una questione sociale e di sicurezza che gli Stati musulmani hanno già risolto».
Chalghoumi, la cui conferenza riunisce 80 imam provenienti da tutta Europa tra cui numerosi imam italiani, aggiunge: «C’è anche una ragione di sicurezza. Nascondere il volto significa impedire di capire se si ha a che fare con un uomo o con una donna. È una questione di tutela della società italiana, ma anche di tutela degli stessi musulmani. Il niqab sminuisce il ruolo e la dignità della donna musulmana».
Già nel 2010 Chalghoumi, che è stato anche presidente della Conférence des imams de France, ha collaborato con il governo di Nicolas Sarkozy per introdurre il divieto del velo integrale di cui vede un ulteriore pericolo: «Dietro l’obbligo del niqab ci sono salafiti e Fratelli Musulmani: coprire il volto è un riferimento a Ibn Taymiyya e a un’interpretazione wahhabita-salafita».
Poi aggiunge: «I Fratelli Musulmani sono invece una struttura politica, un’organizzazione strategica. Il loro obiettivo non è difendere i musulmani. Il loro obiettivo è infiltrarsi nella società, acquisire influenza attraverso associazioni, Ong per i diritti umani, media e alleanze con determinati partiti.
L’Europa è diventata per loro una base logistica. I paesi musulmani se ne rendono conto oggi. Troppi responsabili europei cadono nella trappola per ingenuità o per calcolo».
Chalghoumi non usa giri di parole anche per commentare la decisione del governo di introdurre un tetto agli studenti stranieri nelle classi italiane: «Nella scuola pubblica occorre la diversità: diversità sociale, diversità di origini, diversità di religioni. I ghetti scolastici esistono già in Francia e in Belgio.
Bisogna evitarli. Ma bisogna dirlo chiaramente: è nell’interesse dei bambini italiani e dei figli degli immigrati. È per una migliore istruzione e una migliore conoscenza reciproca.
Non per stigmatizzare. La diversità non è il ghetto. Il ghetto è il fallimento della scuola repubblicana».
Colpisce leggere le sue parole e confrontarle con quelle della sinistra italiana che giudica «discriminatorie» o «razziste» le proposte di Giorgia Meloni. Non a caso Chalghoumi definisce «una vergogna» queste obiezioni spiegando: «Il vero razzismo è accettare che una donna, in Italia, in Europa, sia vestita di nero dalla testa ai piedi, senza volto, senza identità. Questo non li scandalizza.
Questo non li disturba. Questa non è difesa dei musulmani. È collaborazione. Che si sia di sinistra o di destra, non si può accettare che una donna sia sotto il dominio di un’ideologia, di un marito o di un’ignoranza della propria religione. Vergogna a chi lo trova normale».
In tal senso il presidente della Conferenza degli imam europei definisce l’alleanza tra l’estrema sinistra di Jean-Luc Mélenchon e l’Islam radicale come «un pericolo»: «Si trovano d’accordo su due punti: l’odio antisemita e una visione rigorista dell’Islam che imprigiona le donne. Sfruttano la miseria sociale dei quartieri. È un passo indietro per l’integrazione». Come dargli torto.
