Giovedì scorso è stata a Oslo per un bilaterale con il primo ministro Jonas Gahr Støre su energia e difesa, martedì prossimo - fanno sapere i media della Repubblica Ceca iRozhlas e Novinky.cz - sarà a Praga per incontrare il premier ceco Andrej Babi e sottoscrivere un piano d’azione tra Italia e Repubblica Ceca per il quadriennio 2026-2030 focalizzato su sicurezza economica, politica migratoria, ricerca, Ucraina e allargamento dell’Ue. E il 24 ottobre dovrebbe essere a Riad, in Arabia Saudita, per il secondo vertice Ue-Golfo. Insomma, pur essendo di fatto iniziata la campagna elettorale che nel 2027 ci porterà alle prossime elezioni politiche, Giorgia Meloni rinuncia sì a partecipare alla 81esima assemblea generale delle Nazioni Unite in corso a New York, ma non trascura gli impegni bilaterali già in agenda (la visita a Praga era sul tavolo dallo scorso 4 febbraio, quando Babi è stato ricevuto a Palazzo Chigi).
Anche se è chiaro che la premier è ormai in modalità campagna elettorale, come ha confermato l’intervento di domenica a Fenix, la festa delmovimento giovanile di Fdi. Pur non nominandolo mai, infatti, la premier ha tenuto un comizio in cui ha puntato il dito contro Roberto Vannacci e le fake news che ci accompagneranno per tutta la campagna elettorale. «Se posso darvi un consiglio - ha detto - non date per buono nulla di quello che vedrete nei prossimi mesi». Un allarme che è ovviamente riferito a Vannacci e alle sue campagne social prodotte con l’intelligenza artificiale e rigorosamente filo russe. Un problema non solo italiano, tanto che in Francia anche Marine Le Pen ha convenuto con Emmanuel Macron che la questione è seria e fa affrontata di petto.
Ma se sulla crescita che i sondaggi continuano ad attribuire a Vannacci pesa non solo il fatto che le proiezioni siano elaborate su un partito mai testato prima e senza considerare il peso che avrà nell’urna il cosiddetto «voto utile», quello che preoccupa Meloni è la tenuta degli altri partiti del centrodestra, perché è anche dal loro risultato alle prossime elezioni che dipenderà la vittoria o meno della coalizione. E se la somma di voti di Forza Italia e Lega non arriva al 15% è quasi impossibile che la coalizione guidata da Meloni possa arrivare alla soglia del 42% che con la nuova legge elettorale darebbe il premio di maggioranza.
Una prima prova di compattezza - della coalizione e di Forza Italia e Lega - sarà il voto alla Camera sulla legge elettorale nella prima settimana di ottobre, ma in vista delle prossime elezioni politiche - che siano a gennaio, in primavera o a settembre - è chiaro che la tenuta del Carroccio sarà determinante. Non solo per arrivare al 42%, ma anche perché è evidente che quasi tutti i voti in fuoriuscita dalla Lega sono destinati a ingrassare le file di Futuro nazionale di Vannacci.
