Alla lista dei Paesi che premono per rimandare in Italia i dublinanti (Germania, Svizzera, Austria, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi e Irlanda), si è unita anche la Slovenia. Interpellata sul caso dall’agenzia Adnkronos, quindi senza rilasciare comunicati stampa come fatto dalla Germania, il Paese confinante con l’Italia a oriente, terminale della Rotta balcanica che poi sfocia nell’Europa occidentale, la Repubblica di Slovenia ha dichiarato che “conduce regolarmente procedure per determinare lo Stato membro responsabile dell’esame di una domanda di protezione internazionale e, in queste procedure, l’Italia viene spesso individuata come Stato responsabile”. Da quasi due anni, l’Italia ha sospeso Schengen sulla frontiera slovena per migliorare i controlli.
Così ha spiegato la portavoce del ministero dell’Interno sloveno, Sabina Langus Boc, aggiungendo che “negli ultimi anni, l’Italia ha frequentemente respinto le richieste di trasferimento. Tuttavia, con l’entrata in vigore del Patto sulla migrazione e l’asilo, ci aspettiamo che questa prassi cambi”. Una conferma a quanto già dichiarato dal governo italiano, che ha spiegato di aver dovuto sospendere i rientri negli ultimi anni, a fronte di 80.000 richieste, per il sovraccarico delle strutture di accoglienza. Inoltre, il nuovo Patto al quale fanno riferimento i Paesi che vogliono rimandare i dublinanti, come spiegato dal ministro Piantedosi e non solo, ha azzerato i conteggi antecedenti al 12 giugno 2026, pertanto l’Italia si ritiene responsabile esclusivamente dei migranti che sono entrati in Italia dopo tale data.
Per il momento sono 3 i dublinanti che hanno fatto rientro in Italia presentandosi alla frontiera, su un totale di 50 richieste complessive. “La Svizzera ha pianificato i primi trasferimenti verso l’Italia nelle prossime settimane”, ha ribadito il direttore della Segreteria di Stato della migrazione (Sem), Vincenzo Mascioli. Come già dichiarato dalla Confederazione elvetica nei giorni scorsi, sarebbero stati prenotati i primi biglietti aerei diretti in Italia per voli programmati per la fine del mese. Ma si tratta di numeri attualmente marginali e sostenibili, che non hanno nulla a che vedere con quelli delle Ong tedesche che continuano a sbarcare i migranti nel nostro Paese, per i quali l’Italia ha chiesto una compensazione alla Germania. La Svizzera ha comunque annunciato che sono in calo le richieste di asilo all’interno dei suoi confini: secondo la Sem, i centri federali per l’asilo sono occupati al 65%. Un forte aumento delle domande non può essere escluso, ma è considerato improbabile.
