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"Mai implorato. È tutto inventato". Meloni e il timore che la crisi cresca: non credo sia finita

Premier irritata. Solidarietà da Mattarella. E Tajani cancella il bilaterale con Rubio

"Mai implorato. È tutto inventato". Meloni e il timore che la crisi cresca: non credo sia finita
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La violenza di uno scontro diplomatico senza precedenti non sta solo nei toni e modi usati da Donald Trump, ma anche e soprattutto nella tempistica che - condizionata anche dal fuso orario - ha portato alla durissima replica di Giorgia Meloni e di tutto il governo italiano. Da quando la trasmissione L'Aria che tira manda in onda su La7 l'intervista al presidente americano all'inizio della controffensiva italiana, infatti, passa neanche un'ora. Un lasso di tempo davvero breve, tenendo anche conto che in quel momento la premier - informata dell'esistenza dell'intervista nella notte di giovedì - è impegnata nei lavori del Consiglio europeo e che la risposta viene coordinata con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e con i consiglieri più fidati. Ed è su un duplice piano: mediatico e diplomatico. Con una postilla: deve essere tempestiva. A Washington è ancora notte fonda e prima di molte ore è impossibile attivare un canale diplomatico con la Casa Bianca per chiedere spiegazioni di un'intervista di cui nessuno ha sentito l'audio originale. Il tempo, però, stringe perché la notizia sta rimbalzando su social e media e l'opposizione è già sulle barricate. Insomma, non si può restare in silenzio.

Così, mentre un'irritatissima Meloni pesa con cura le parole del video che poi registra negli uffici della delegazione italiana dell'Europa builiding, è Fazzolari a mettere subito in chiaro la posizione italiana.

«I deliri di Trump sono solo l'ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti a leder europei. Non si capisce se per volontà o per inettitudine, ma sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa», va giù durissimo il braccio destro di Meloni. Una scelta consapevole, come dimostrerà di lì a poco la premier. «Le dichiarazioni di Trump dice in un post su Istagram sono totalmente inventate. Sono francamente allibita. Io e l'Italia non imploriamo mai». E ancora: «Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con gli alleati. Non è la prima volta che accade e posso solo dire che dispiace non abbia la stessa determinazione con i nemici dell'Occidente».

Una replica durissima, al punto di tacciare l'inquilino della Casa Bianca di accondiscendenza con Vladimir Putin. Ma la risposta non si ferma qui, tanto da sconfinare in un vero e proprio corto circuito diplomatico. Mentre in Consiglio Ue alcuni dei leader dei Ventisette si avvicinano a Meloni esprimendole solidarietà per un attacco che «non è politico ma personale» (tra loro anche Ursula von der Leyen, lo spagnolo Pedro Sanchez e la danese Mette Frederiksen), Antonio Tajani annuncia di aver annullato la sua visita negli Stati Uniti in programma domani e lunedì e durante la quale avrebbe dovuto avere un bilaterale con il segretario di Stato Marco Rubio. Una scelta ovviamente concordata con Meloni. Uno strappo senza precedenti, perché a memoria non si ricorda una frattura diplomatica così profonda tra gli Stati Uniti e un Paese G7 (solo la crisi dei sottomarini Aukus tra Washington e Parigi nel 2021 con Emmanuel Macron che richiamò l'ambasciatore). Alta tensione, insomma. Tanto che, lasciando l'Europa building, davanti alla delegazione italiana la premier non nasconde la

sua preoccupazione: «Non credo sia finita qui». La diplomazia, in verità, si è già messa al lavoro, perché è necessario arrivare a una rapida ricomposizione. Il 2 luglio è previsto il ricevimento all'ambasciata americana per le consuete celebrazioni del 4 luglio (e sono attesi molti ministri italiani), mentre il 7 luglio Meloni e Trump si rincontreranno ad Ankara durante il vertice Nato. Al quale l'Italia si presenta ben lontana dagli investimenti in difesa auspicati da Washington. Solo 48 ore fa, il segretario alla Difesa Pete Hegseth è tornato a puntare il dito contro gli alleati europei «scrocconi», annunciando fra sei mesi una «revisione totale» del dispiegamento militare Usa in Europa. E in Italia sono presenti circa 120 istallazioni militari riconducibili agli Stati Uniti per un totale di quasi tredicimila militari americani.

Oltre che da diversi leader europei, solidarietà a Meloni è arrivata anche da Sergio Mattarella che l'ha chiamata personalmente. Come pure sono intervenuti a sostegno della premier i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. Oltre a Tajani, anche Matteo Salvini ha preso le sue difese.

«Chi attacca Giorgia attacca tutti noi», dice evitando di affondare su Trump. A differenza di tutto il resto del centrodestra, visto che dopo la replica della premier hanno dichiarato in batteria decine di parlamentari di Fdi e Forza Italia.

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