Gli ultimi territori spagnoli in Nord Africa, le isole in prima linea nel Mediterraneo, come Lampedusa e Lesbo oppure il «fronte» bielorusso con tanto di tunnel per fare passare i migranti illegali nella Ue.
L’invasione dei marocchini a Ceuta potrebbe ripetersi nell’exclave spagnola o replicarsi in altri punti caldi d’Europa per motivi politici, interessi dei trafficanti o instabilità regionale. Ceuta non è l’unica porzione autonoma di territorio Ue in Marocco. La città «sorella» di Melilla dista 400 chilometri verso Est, ma è sempre territorio spagnolo dentro il regno di Rabat, davanti al mare, un «unicum» nella storia europea. Le due città sono le uniche frontiere terrestri della Ue con il continente africano. A Melilla vivono 86mila abitanti, su appena 12 chilometri quadrati, più o meno come a Ceuta. Exclave spagnole da mezzo secolo, che sono state roccaforti militari e hanno fronteggiato i pirati, ma adesso non bastano recinzioni e barriere per fermare le ondate umane se vengono innescate ad arte. Nel Mediterraneo orientale un altro territorio europeo a rischio è l’isola greca di Lesbo a poche miglia dalle coste turche, uno dei punti d’ingresso via mare in Europa. I flussi sono diminuiti, ma la pressione migratoria rimane critica con gli arrivi a Lesbo di afghani, iraniani, curdi e pure africani, che poi rimangono «intrappolati» nel nuovo campo di accoglienza di Mavrovouni.
La Guardia costiera greca non va per il sottile e spesso respinge barche e gommoni, ma se i turchi volessero potrebbero lanciare un’ondata di migranti via mare. Gli accordi fra Ankara e l’Unione europea, per sei miliardi di euro, tiene buono il sultano Erdogan.
Nel 2015 aveva dato il via libera ad un milione di siriani verso la rotta balcanica fino in Germania. Nel 2020 ha favorito l’assalto dei migranti alla frontiera greca nella foresta di Kastanies. La seconda isola a rischio è Lampedusa, che ha subito, dopo la caduta di Gheddafi in Libia, ondate di sbarchi ad intermittenza. Quest’anno gli arrivi sono crollati oltre il 50%: 16.479 fino al 31 luglio rispetto ai 36.545 dello stesso periodo nel 2025. Però nel 2023, primo anno di insediamento del governo Meloni, erano schizzati, non a caso, a 157.651. La prima nazionalità si conferma quella del lontano Bangladesh (4558 nel 2026).
Un ruolo lo giocano pure le Ong del mare, che durante l’esecutivo di centro destra hanno sbarcato 51.717 migranti in Italia e continuano ad ingaggiare una battaglia politica a favore delle «persone in movimento» come chiamano i migranti che non considerano illegali.
Sulla frontiera terrestre la Bielorussia ha cominciato ad usare i migranti come «arma», un anno prima dell’invasione dell’Ucraina, in risposta alle sanzioni europee. La Polonia ed i paesi baltici sono gli obiettivi delle pressione migratoria, che da un giorno all’altro potrebbe trasformarsi in ondata. L’ultima novità sono i tunnel scavati fra Bielorussia e Polonia per fare passare i clandestini. I paesi baltici e soprattutto i polacchi hanno tirato su barriere simili a muri per evitare le infiltrazioni.
L’unità di frontiera polacca di Podlaskie ha scoperto quattro tunnel sotto il confine con la Bielorussia nel 2025. Nei pressi di Narewka è stata trovata una galleria, alta quasi come una persona, che si estendeva per dieci metri in territorio polacco, simile ai tunnel di Gaza. Il sospetto è che «esperti» mediorientali abbiano dato una mano nel bucare i confini.
Minsk concede a 73 nazionalità «visti facili» e fa arrivare iracheni, curdi e altri con voli da Baghdad o Istanbul organizzati da agenzie di viaggio statali a prezzo politico fra 500 e 700 dollari. Poi i migranti vengono «accompagnati» verso l’Unione europea.
