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Politica internazionale

Migranti, il modello Italia fa scuola in Ue. A Copenaghen riunione a 5 per gli hub nei Paesi terzi

Danimarca, Olanda, Grecia, Germania e Austria seguono l’esempio di Meloni. Sarebbero Uganda e Rwanda i Paesi individuati per la realizzazione degli hub in collaborazione per i rimpatri rapidi

“Hub per i migranti in Ruanda e Uzbekistan”. Le ipotesi per i centri fuori dai Paesi Ue

Giorgia Meloni è a Palazzo Chigi dal 2022, oggi è diventata la leader di governo con la legislatura più longeva e benché l’opposizione (che è diventata de facto quella più longeva) cerchi di screditare quanto fatto in quasi 4 anni, i risultati parlano chiaro. Anche in Europa. Ed è forse l’Europa il terreno dove Meloni ha stupito di più lasciando un’impronta profondissima e cambiando l’inerzia di un carrozzone burocratico che per troppi anni ha avanzato stancamente in mano ai socialisti, senza nessuno che avesse la forza di imprimere una sterzata vigorosa verso il cambiamento. La premier italiana l’ha fatto e, soprattutto sui migranti, l’Italia è diventata un punto di riferimento per i governi di destra e sinistra in Europa.

Oggi a Copenaghen si è tenuta una riunione a 5 tra Danimarca, Olanda, Grecia, Germania e Austria, durante la quale il ministro dell’Immigrazione Morten Bodskov si è confrontato con i suoi omologhi per mettere a terra il progetto di un hub per i migranti in un Paese terzo ancora da definire. Lo schema è quello italiano in Albania, ossia il principio secondo il quale i migranti sbrigano le pratiche per la richiesta dell’asilo all’esterno dei confini dell’Ue, in modo tale che solo quelli realmente meritevoli di protezione arrivino nel Paese che ne ha seguito le pratiche, mentre gli altri vengono rimpatriati nel Paese di origine.

“Non accettiamo che gli stranieri che soggiornano illegalmente in Danimarca vengano premiati a causa delle nostre difficoltà nel rimpatriarli”, ha dichiarato il ministro danese secondo cui l’iniziativa “è un passo importante verso un sistema di asilo e migrazione più efficiente”. Bodskov non ha citato i Paesi con cui l’intesa sarebbe attesa ma secondo indiscrezioni filtrate nei giorni scorsi gli Stati individuati sarebbero Uganda e Ruanda. Nel frattempo i dati diffusi dalla Germania dimostrano che la sospensione dei trattati di Schengen funziona, visto che dall’inizio dell’anno 20mila persone sono state fermate in ingresso a una frontiera tedesca. Di queste, poco più di 1000 hanno chiesto asilo e oltre 500 domande sono state rifiutate. Altri 4.500 ingressi irregolari, invece, sono stati registrati negli aeroporti tedeschi. La domanda sorge spontanea: perché quel che dal 2025 fa la Germania con successo, quando è stato attuato dall’Italia è stato oggetto di feroci polemiche?

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