I segnali d’allarme dei nostri servizi di informazione diventano oggetto d’accusa politica esplicita e di inchieste giudiziarie. Non siamo di fronte a uno scontro militare convenzionale, ma a un’offensiva complessa nella «zona grigia» tra pace apparente e guerra aperta. Analisi e cronaca si sovrappongono: le denunce del ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha parlato di guerra ibrida e rischi reali di condizionamento dei processi democratici e delle elezioni in Italia e nell’Unione Europea trovano riscontro diretto nei dossier di Dis, Aisi e Aise, oltre che nelle recenti operazioni di controspionaggio del Ros dei Carabinieri sotto la regia delle Procure ordinaria e militare di Roma. L’obiettivo del Cremlino non è l’invasione territoriale dell’Occidente, bensì la paralisi progressiva delle sue istituzioni, l’erosione del consenso interno e la spaccatura del fronte atlantico ed europeo. Per raggiungerlo, le agenzie di Mosca Svr per lo spionaggio estero, Gru per il settore militare e Fsb per la sicurezza interna muovono una strategia fluida e ben coordinata su più fronti contemporaneamente.
Il primo campo di battaglia è la guerra dell’informazione e del cosiddetto «malware cognitivo». L’Italia è un bersaglio primario per le operazioni d’influenza, tra cui le sofisticate campagne «Doppelgänger», basate su portali che clonano le principali testate giornalistiche per diffondere articoli contraffatti volti a incrinare il sostegno a Kiev e soffiare sul malcontento. L’uso di IA generativa, deepfake e botnet sui social serve a polarizzare l’opinione pubblica, facendo passare la narrazione di una Russia vittima dell’Occidente.
Ma gli apparati russi hanno anche riorganizzato la rete di spionaggio sul campo. L’indagine dell’Aisi ha scoperchiato una rete alimentata da sei fonti interne tra cui quattro militari in servizio con incarichi altamente riservati che passavano notizie coperte da segreto di Stato e militare a un referente del Gru sotto copertura diplomatica a Roma, culminata nell’espulsione di due funzionari dell’Ambasciata russa. A ciò si affiancano il reclutamento di agenti «illegali» e i tentativi tracciati dall’Aise di acquisire componenti tecnologici dual-use tramite triangolazioni societarie esterne per aggirare le sanzioni.
La minaccia colpisce al cuore le nostre strutture. L’Aisi e l’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale, che nell’ultimo anno ha censito oltre 2.700 eventi cyber e più di 600 incidenti confermati, registrano un’aggressione continua di hacker attivisti legati al Gru come NoName057, contro ministeri, trasporti e sanità. Nel Mediterraneo e nell’Adriatico, navi russe mappano costantemente cavi sottomarini e gasdotti per preparare sabotaggi, mentre in Europa si registrano incendi e attacchi coordinati via dark web. Infine, la destabilizzazione si estende al fronte meridionale. La presenza di mercenari e strutture russe nel Sahel, in Libia e in Siria permette a Mosca di utilizzare la pressione migratoria come leva geopolitica. La linea di demarcazione tra sicurezza interna ed estera si è ormai dissolta. E l’Italia è immersa in questa sfida strategica, che impone la blindatura delle infrastrutture fisiche e digitali e una costante vigilanza.
