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Politica internazionale

Pierguido Iezzi: “Il conflitto ibrido è cominciato. E anche l’Italia adesso è esposta”

L’esperto di cybersecurity di Zenita: “Con i blitz informatici si vuole creare insicurezza nella gente. Sono atti intimidatori: i proxy sono come armi”

supermercati Iezzi

Forse dobbiamo iniziare a fare i conti con un concetto che finora abbiamo relegato ai film di fantascienza: la guerra ibrida. A cominciare dall’attacco hacker di ieri ai supermercati europei. Ci aiuta a capire Pierguido Iezzi, direttore della Cybersecurity e delle Strategie di Zenita Group.

Iezzi, l’attacco è opera degli stessi hacker che a metà ottobre hanno colpito i supermercati francesi?

«Non c’è una rivendicazione. Il bersaglio è lo stesso, la catena del freddo. In Francia e in Belgio gli intrusi hanno attivato da remoto i sistemi di sbrinamento dei banchi. È presto per parlare di una sola regia».

C’è la mano dei russi dietro a questo danno?

«Non abbiamo elementi per attribuire l’attacco alla Russia. Un sabotaggio può intimidire anche senza una rivendicazione. Chi trova vuoto il banco dei surgelati si chiede se domani lo troverà rifornito. Se il timore spinge le famiglie a fare scorte, gli scaffali possono svuotarsi anche nei supermercati dove i frigoriferi hanno sempre funzionato».

L’Italia rischia qualcosa? In Sicilia c’è il sospetto che dietro al blocco dei frigoriferi di alcuni supermercati ci sia lo stesso attacco hacker.

«Anche l’Italia è esposta. Dopo gli attacchi in Francia, il 13 ottobre l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale Acn ha invitato distributori e manutentori a verificare gli accessi remoti agli impianti di refrigerazione. Il nesso con i casi siciliani va accertato».

Oltre a creare insicurezza, qual è lo scopo?

«In Belgio alcuni gestori hanno richiesto camion frigoriferi per salvare la merce. Chi vuole testare la filiera osserva quanti ne arrivano e in quanto tempo».

Nel 2026 gli attacchi informatici sono aumentati del 60% rispetto all’anno precedente. L’Italia ha uno scudo adeguato?

«C’è un presidio costante della Difesa, dell’Acn e della Polizia Postale. Inoltre la Nis2 impone ai soggetti interessati di gestire i rischi e notificare gli incidenti significativi. Il regolamento Dora riguarda il settore finanziario. Le grandi imprese hanno spesso più risorse per difendersi. Per molte piccole e medie imprese, già in difficoltà a far quadrare i bilanci in un mercato competitivo, il problema è sostenere i costi della protezione e capire a chi affidare la sicurezza».

È in corso una guerra ibrida?

«La guerra ibrida è già una realtà. Uno Stato può servirsi di gruppi che agiscono per suo conto, i cosiddetti proxy. Per chi subisce il colpo la difficoltà è decidere come reagire quando il danno è già evidente e il mandante è ancora incerto. In altri casi le indagini permettono di risalire allo Stato responsabile. Il 31 ottobre l’Fbi ha attribuito alla Corea del Nord il furto di oltre sei miliardi di dollari in criptovalute dalla piattaforma Binance».

Potrebbe diventare reale?

«Gli effetti sono già reali. La guerra ibrida può precedere un conflitto armato o accompagnarlo. Se interrompo le comunicazioni dell’avversario alla vigilia di un’offensiva, gli sottraggo tempo per capire da dove arriva l’attacco e coordinare una risposta».

Ci fa qualche esempio?

«Penso alla guerra dei satelliti, tra Iran e Israele come tra Russia e Ucraina. Nell’aprile 2025 il generale Stephen Whiting ha parlato al Congresso americano del rischio di un’arma nucleare russa in orbita. Una detonazione potrebbe danneggiare molti satelliti e compromettere i servizi da cui dipendono banche, aeroporti e ospedali di più Paesi. A terra, sarebbe come subire centinaia di attacchi informatici nello stesso momento».