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Politica internazionale

Prodi ora fa il “marocchino” per ostacolare Giorgia e Elly

Il Professore vola a Casablanca ed elogia la monarchia di Muhammad VI. Una mossa per infastidire i rapporti privilegiati che Meloni ha creato con l’Algeria sul gas

Romano Prodi a Napoli per un incontro all'Universit� degli Studi di Napoli Federico II nel corso del quale il Premio Nobel per l'economia, Paul Krugman , ha tenuto una lectio magistralis, Napoli, 12 ottobre 2026 ANSA / CIRO FUSCO

Ma è Romano Prodi da Scandiano o Roumani al-Prodì? Da una parte il professore smentisce la linea del Pd. Dall’altra prova a mettere in difficoltà Meloni, e ci arriviamo dopo.

Prodi è stato fulminato sulla via del Marocco, dov’è stato inviato dell’Onu per il Sahel nell’Africa subsahariana ma allora e nemmeno prima quand’era premier, e neppure dopo, s’è mai sperticato in tali lodi per Rabat. Ora sul Messaggero ha definito il Marocco «partner naturale dell’Italia», un Paese in forte sviluppo che attrae investitori «per la continuità del governo garantita dal particolare ruolo della monarchia, un elemento di stabilità e sicurezza che non trovano in Paesi più grandi e potenti». Bene. Il fondatore del Pd lo dica alla Schlein e ai suoi fedelissimi, dall’europarlamentare Sandro Ruotolo al deputato Giuseppe Luciano Calogero Provenzano detto Peppe, i quali si sono perfino opposti all’inserimento del Marocco nella lista dei Paesi sicuri dove rimpatriare i clandestini. Come si fa a collaborare con un Paese che «non garantisce i diritti»? Il professore è volato a Casablanca, ricevuto dalla Società Dante Alighieri, ma non ha parlato del Conte Ugolino né dei Malebranche, s’è concentrato sugli affari, ha sottolineato le opportunità legate alle infrastrutture in vista dei mondiali del 2030 verso cui sembra aver lanciato un messaggio ad alcune imprese, chissà se a quelle dell’Emilia Romagna.

Non è da oggi che il Marocco è diventato un partner strategico, ma Prodi ora ha ragione, quindi convinca il Pd che col re Muhammad VI si possono stroncare gli scafisti, allargando la collaborazione a Tunisia e Libia. Per il Pd, ma anche per il resto della sinistra italiana, è stato lo stesso re a organizzare l’invasione di Ceuta, di cui per loro l’idolo socialista Sánchez è stato vittima. L’ex premier poi esorti Elly ad ammorbidire la linea sul popolo saharawi che secondo la segretaria ha il diritto di rivendicare immediatamente la propria autodeterminazione. Schlein sposa in pieno il Fronte Polisario mentre Meloni sostiene la necessità di negoziati sotto l’egida dell’Onu, per arrivare a una soluzione concordata e realistica. Prodi invero dovrebbe persuadere pure la nipote Silvia, la quale quand’era consigliere regionale dem in Emilia Romagna è stata rimpatriata da Marocco perché il viaggio (presentato per turismo) è stato considerato un’ingerenza politica sul tema dei Saharawi.

Prodi ha elogiato il Marocco alla vigilia dell’insediamento del nuovo governo, sottolineando come l’acquisto di gas algerino da parte dell’Italia possa complicare i rapporti con Rabat. «Le relazioni amichevoli che il Marocco coltiva con tutto il mondo trovano un’eccezione, da anni insanabile, nei confronti dell’Algeria, impedisce che la naturale vicinanza tra Italia e Marocco evolva in una collaborazione globale». Certo, Prodi evidenzia che quella del gas algerino è una scelta «obbligata», ma sarebbe stato bizzarro se avesse sposato la linea di Trump. Il professore però auspica un «saggio compromesso», come a dire che l’Italia dovrebbe fare qualcosa di diverso. Prodi però i problemi li ha in casa sua.