C’è una ragnatela rossa e nera che parte dalle sezioni del Pd lombardo, attraversa i circoli dell’antagonismo anarchico e si spinge fino al cuore caldo del Medio Oriente, dove il denaro raccolto all’ombra delle Mura Venete finisce per incrociare le sigle del terrore palestinese. Un corto circuito politico e finanziario che ruota attorno all’Associazione Amicizia Bergamo Palestina, nata nel dicembre del 2023, all’indomani della carneficina del 7 ottobre.
A tirare le fila è Eyas Awad, classe 1965, fotografo palestinese originario di Tulkarem, sbarcato in Italia ad appena diciassette anni. Awad è anche il referente locale dell’Udap (Unione Democratica Arabo Palestina), sigla genovese che si batte da tempo per la scarcerazione di Mohammad Hannoun. Tra i fondatori figura Mauro Bussini, il cui profilo social due kalashnikov incrociati sulla «A» di anarchia, slogan «anarcho-punk» e fervore antifascista rientra nella rete legata ad Awad. Attorno al direttivo gravita una galassia di meteore e militanti d’area: dalle giovani volontarie Chirine Dridi e Federica Zinnarello, passate dai registri dell’associazione senza percepire un solo euro, a Davide Rota, il cui cognome richiama la memoria storica dell’anarchismo bergamasco, a Adriana Crisafulli, attivista del «Comitato Lotta per la Casa» di Celandina, quartiere periferico della città, laboratorio d’integrazione e marginalità sociale.
Niente radicalismo islamico: piuttosto un cocktail ideologico marxista e anarchico-sociale che trova terreno nei centri sociali locali dal Circolo al Bafo al Circolo della Malpensata ma ad accoglierlo è stata anche la sinistra istituzionale. Il Pd bergamasco ha aperto le porte dell’Auditorium Gramsci ad Awad, offrendogli il palco al fianco di Paolo Romano, consigliere regionale dem e attivista della Global Sumud Flotilla, in un incontro dal titolo esplicito su Nakba, board di pace e mancato rispetto del diritto internazionale.
Il nodo cruciale riguarda però i quattrini. Awad lancia una sottoscrizione con l’obiettivo dichiarato di acquistare un’ambulanza per Gaza: 50mila euro la cifra prefissata. Ma la missione cambia in corsa e il flusso di denaro si trasforma in bonifici esteri a cadenza regolare: 25.000 euro il 3 dicembre 2024, 10.000 euro il 6 agosto 2025, 15.000 euro il 4 novembre 2025 e 10.000 euro il 14 agosto 2026, per un totale di 60.000 euro. L’associazione incassa oltre 94mila euro tra erogazioni e contributi privati, inviandone più di 60mila alla Al Wada Health and Community Association.
Dietro la parvenza umanitaria della Al Wada, si cela una realtà ben diversa. L’ente gravita nell’orbita del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp). A ringraziare per i fondi arrivati da Bergamo è il direttore generale Rafat Al Majadawi, figura non neutrale: nel 2019 difendeva i proclami delle Brigate Abu Ali Mustafa, ala militare dell’Fplp, e nel 2021 festeggiava la scarcerazione di Khalida Jarrar, mente politica del Fronte. Il quadro si fa cupo guardando all’operato delle Brigate Abu Ali Mustafa. Inserite nella lista nera del terrorismo internazionale, le Brigate vantano un curriculum di sangue: dagli attentati suicidi, ai lanci di razzi dalla Striscia di Gaza. Un filo rosso che dalle Valli bergamasche porta all’ingranaggio del terrore palestinese.
