“La prima frontiera da proteggere non è quella tra la Francia e l’Italia. La vera frontiera è a Lampedusa: è lì che Frontex deve fare push-back”. È questo il concetto espresso da Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National, in alcune interviste concesse a La Stampa, La Repubblica e al Corriere della sera dopo la sua partecipazione al forum di Cernobbio. Durante il suo intervento sul lago di Como, il braccio destro di Marine Le Pen, ha ribadito il problema di “un’immigrazione che oggi è diventata completamente fuori controllo”, sottolineando la volontà e la necessità di “proteggere la nostra identità e le nostre Patrie”, tema sul quale c’è massima “convergenze con il governo italiano”.
Al Corriere della sera, Bardella ha ribadito di avere “molta considerazione per Giorgia Meloni, che è riuscita a stabilizzare la vita politica italiana come nessuno prima di lei. Spero con tutto il cuore che potrà continuare a guidare il governo per altri cinque anni”. In Europa, aggiunge, la premier ha “ridato leadership all’Italia e compiuto un cambiamento pragmatico nei confronti degli ambienti economici, che rivendico anche per la Francia”. Interrogato su Roberto Vannacci, Bardella ha quindi espresso la sua stima per Meloni e confermato che “la nostra alleanza e la nostra amicizia vanno a Matteo Salvini”. Ovviamente, “è il popolo italiano che deciderà” alle prossime elezioni, ma “bisogna sempre diffidare di ciò che potrebbe apparire come un’avventura senza domani”, soprattutto perché “la stabilità che porta Meloni mi sembra un argomento importante”.
Il presidente del Rn ha promesso da Cernobbio che “se domani dovessimo andare al governo, il nostro Paese sarebbe uno dei meno attraenti per l’immigrazione”, auspicando “di lavorare anche a livello europeo con i governi partner per porre fine a un’immigrazione che oggi è diventata del tutto fuori controllo, anche sotto il peso dell’Unione europea, che non considera le migrazioni come un problema, ma come un progetto”. Anche per questo motivo, Bardella ha già annunciato ai francesi che alla prima occasione utile, in caso di vittoria delle elezioni, “intendiamo indire un referendum e consultare i francesi. Proporremo loro misure molto chiare: il controllo delle frontiere, la gestione delle richieste di asilo presso le ambasciate e i consolati dei Paesi di provenienza, la priorità nazionale per i francesi nell’accesso alle prestazioni sociali”. E su Schengen, dice Bardella al Corriere, “deve essere riservata ai cittadini dell’Unione europea”.
Nell’intervista al quotidiano di via Solferino affronta anche il tema degli aiuti a Kiev esprimendo “riserve sull’ultimo aiuto finanziario all’Ucraina” perché “non abbiamo questi soldi” e ha sottolineato che “la Russia è oggi una minaccia per gli interessi europei” ma, ha sottolineato, “ciò non significa fare la guerra alla Russia, potenza nucleare, ma essere consapevoli che abbiamo ai confini dell’Europa un paese con un’ambizione imperiale e la volontà di piegare l’Europa con le armi e con la destabilizzazione”. Si è detto anche contrario a una difesa europea comune, perché “ogni volta che l’Unione europea tocca qualcosa, è una catastrofe. Hanno toccato l’agricoltura: catastrofico. Hanno toccato l’industria: catastrofico. Hanno toccato la competenza migratoria: catastrofico da 10 anni”.
