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Il "rossobrunismo" che lega gli estremisti

L’analisi di Cappellini: chi tifa per Putin da posizioni opposte

Il "rossobrunismo" che lega gli estremisti
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C'è uno spettro che si aggira per l'Europa», solo che non siamo più ai tempi del Manifesto di Marx ed Engels. Lo spettro non è più il comunismo è il rossobrunismo. Ma la reazione verso lo spettro è rimasta più o meno la stessa descritta dai due filosofi, da parte di un bel pezzo di establishment: «Tutte le potenze della vecchia Europa si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro». Ovviamente tutti gli spettri sono piuttosto impalpabili e li si può immaginare un po' come si vuole. Ecco allora che i rossobruni sono sempre i cattivi e sono sempre gli altri. Del resto, il termine è di abusato uso giornalistico. In questa scatola politica piuttosto recente si può mettere di tutto anche a partire dalla definizione debole che dà la Crusca di Rossobrunismo: «Ideologia o cultura politica caratterizzata dalla convergenza tra posizioni proprie dell'estrema destra e dell'estrema sinistra». Ma forse proprio per questo il termine ha avuto successo, è uno spettro Prêt-à-Porter. In questo senso il libro appena pubblicato per i tipi di Utet a firma di Stefano Cappellini - vicedirettore di Repubblica - aiuta a fare un po' d'ordine e a tracciare una storia del fenomeno: Rossobruni. Quando gli estremi si uniscono per colpire la democrazia (pagg. 206, euro 19).

Il volume che ha una struttura a dittico, parte dalla storia e nella prima parte traccia Un album di famiglia - Rossana Rossanda docet - del rossobrunismo. Cappellini lo fa con buon piglio divulgativo raccontando molte, se non tutte, le convergenze tra spirito nazionale e socialismo a partire dall'avventura (i vecchi marxisti avrebbero detto avventurismo) di matrice boulangista di Maurice Auguste Barrès (1862 - 1923)sino ad arrivare ai nazionalbolscevichi o al fascismo mussoliniano che aveva, come noto, stampo soreliano. Il catalogo è interessante, anche se per ragioni di spazio comprensibilmente incompleto. La seconda parte del volume è molto più centrata sul presente a partire da un certorossobrunismo filo russo. Insomma quel rossobrunismo che tifa Cremlino da destra e da sinistra . Poi c'è un florilegio di bordate per i Cinquestelle. Mettendo il dito nella piaga dell'improvvisa tolleranza a sinistra per idee pentastellate che se provenienti da altri lidi avrebbero provocato dei maldipancia clamorosi. In soldoni: «Le fasi più interessanti del fenomeno...

non sono quelle in cui esponenti di destra si camuffano da sinistra, bensì il contrario». É una lettura rivelatrice:: il campo largo non esiste senza una bella spruzzata di rossobruno. Quel rossobruno che di norma si usa come insulto solo contro la destra.

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