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Spie per Mosca da 19 anni: 4mila euro per ogni file

I due ex 007 hanno collaborato con un agente russo dal 2006 fino al 2025. Il gip: "Allarmante reiterazione"

Spie per Mosca da 19 anni: 4mila euro per ogni file
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Spie, agenti segreti e traditori. Per 19 anni, dal 2006 al 2025, Raoul Gavino Piras e Vincenzo Di Pasquale, ex sottufficiali dei carabinieri fino al 2017 ma dal 2006 in servizio prima al Sismi poi all'Aisi, passano info top secret a un agente russo infiltrato con immunità diplomatica, Mikkail A. del Gru, il servizio segreto dell'ex Unione Sovietica.

Nonostante la pensione ottenuta a soli 46anni, Piras e gli altri sei indagati (s)vendono dati riservatissimi a un solo scopo, denaro. Mazzette da quattromila euro l'una per passare dati sul riarmo, schede e attività degli agenti italiani e inglesi sotto copertura. Nelle 28 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare il gip Rosamaria De Lellis sottolinea il dato più sconcertante dell'intera operazione del Ros: «Le personalità degli indagati appaiono fortemente trasgressive, espressione di un sistema di vita improntato al disprezzo delle regole, caratterizzate da una evidente inclinazione a procurare e trasmettere ad agenti di uno Stato estero notizie che non devono essere divulgate». Fra queste un file word, «Lista M16», con i nomi di decine di agenti operativi dell'intelligence britannica. Altro file passato oltre «cortina» è l'«Elenco D» con i nomi di agenti italiani in collegamento con l'intelligence russa. Alla spia sovietica Piras e compagni passano il lavoro del controspionaggio italiano. Il file «A.c.a. Operatori Analisi Agenti G.r.u.» è un report sul modus operandi degli 007 russi. Come l'«Alfa Team Spetsnaz» con informazioni sulle unità dei servizi russi o lo «Yumatoz-Spetsnaz» con i dati su un officer del Gru, il colonnello Nikolav Alexeyevich Yumatov. C'è poi la lista degli spioni dell'ex blocco sovietico e relative missioni. Infine il file «Oscar» dell'Aise (l'omologo Aisi per l'estero) con le slide relative alla pianificazione di attività da condurre nelle liste passeggeri di alcune tratte aeree.

Vicende di «particolare gravità - scrive il gip - connotate da uno spiccato disvalore e destinate a determinare un particolare allarme sociale (). In spregio di quei doveri di lealtà e correttezza verso lo Stato che dovrebbero caratterizzare, anche in congedo, l'operato di appartenenti (ovvero ex appartenenti) alle forze dell'ordine. Comportamento spregevole e che appare tanto più grave considerato che un militare dovrebbe costituire un esempio di legalità e come tale essere percepito dai cittadini». Tutto questo a Piras, a Di Pasquale e agli altri cinque dipendenti (uno in pensione) nel settore cyber della Difesa, non importa. «L'allarmante reiterazione delle condotte illecite di Piras è espressione di una personalità trasgressiva, incapace di valutare la gravità di quanto posto in essere».

Formulando i capi di accusa il gip scrive che Piras, «ponendo in essere più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, personalmente o in concorso con soggetti allo stato non identificati, si introduceva in sistemi informatici o telematici in uso all'Arma dei carabinieri e agli organismi di informazione e sicurezza italiani accedendo a dati e documenti di

controspionaggio». Gli incontri con l'agente Mikkail avvenivano nei bar della capitale o al Trapasso di San Clemente di Bracciano. Pizzini, pen drive e info criptate sono scambiate nei microonde o con una semplice stretta di mano.

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