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Politica

“Accerchiato dai Pro Pal perché ho fatto una domanda”. Momenti di paura per un passante nel corteo contro Vannacci

Un manifestante è persino salito sulla camionetta della polizia penitenziaria, costretta a scappare per mettersi al sicuro

Pro Pal screenshot

Torino come Bologna, come ogni altra città in cui i collettivi rossi hanno preso il sopravvento a causa di una sinistra che li coccola e li protegge per sperare di recuperare qualche voto in più. Oggi, nella città della Mole, si è svolto un corteo per lo più pacifico contro la presenza di Roberto Vannacci a un convegno del sindacato di polizia Fsp. La tensione in città era alta da giorni e oggi Torino è stata paralizzata dalla manifestazione. Non ci sono stati scontri con le forze dell’ordine, almeno stavolta, ma non sono mancati i momenti di fortissima tensione.

I centri sociali e i collettivi, che con la fine delle vacanze estive sono tornati in città, hanno rivendicato il loro rifiuto per la democrazia. E non lo hanno solo detto ma anche dimostrato, quando un uomo che si stava recando probabilmente in ufficio, vestito in giacca e cravatta, è stato accerchiato dai manifestanti. È stato lui stesso a raccontarlo a La Stampa: “Non ho insultato nessuno, ho soltanto chiesto cosa fosse quella bandiera della Palestina. Mi hanno accerchiato perché ho fatto una domanda ed ero in giacca e cravatta”. Una reazione scomposta e pericolosa da parte dei manifestanti, che sono andati addosso all’uomo al grido di “cos’hai detto sulla Palestina?”. Questo è il livello dei manifestanti per la Palestina, che hanno anche lanciato le uova contro gli agenti, schierati a compiere il proprio dovere.

Ma non solo, perché durante la manifestazione c’è stato un momento di forte tensione quando un attivista per la Palestina si è arrampicato sul cofano di una camionetta della Polizia Penitenziaria che si stava muovendo a bassa velocità. Gli agenti sono riusciti a farlo scendere muovendo il mezzo e poi hanno accelerato in mezzo alla folla per evitare di essere bersagliati e di correre un pericolo. Ma sono stati poi accusati dai manifestanti di averli messi a rischio. Un paradosso che ormai non stupisce più da parte di chi vive nella convinzione di poter fare tutto senza subire le conseguenze delle proprie azioni. Una certezza, più che convinzione, che li porta ad agire come se tutto fosse loro dovuto e nulla precluso, come se le divise non fossero un pezzo di Stato da rispettare ma un nemico da attaccare.

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