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Governo

Lo stop al bollo è un primo passo. La manovra 2027 prepara sorprese

Dalla pensione a 64 anni all’ecobonus al 65% fino al taglio Irpef si studiano le ipotesi. Obiettivo conti in regola

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il presidente del consiglio Giorgia Meloni, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, durante la conferenza stampa a palazzo Chigi Roma 16 settembre 2026. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il giorno dopo l’abolizione del bollo auto per il 2027, il messaggio che arriva dal governo è soprattutto uno: può essere un primo passo. La cancellazione della tassa per le vetture di piccola e media cilindrata è infatti destinata a diventare strutturale, mentre già si ragiona su possibili estensioni alle famiglie numerose e a chi utilizza l’auto per lavoro. Marco Osnato, presidente della commissione Finanze della Camera, propone di «allargarlo alle famiglie numerose, quelle con più di tre figli, magari aumentando anche un po’ i kilowatt per queste categorie». E Matteo Salvini lavora a una limatura del superbollo.

Ma la vera sorpresa della manovra potrebbe arrivare dal tentativo di fare un passo avanti senza abbandonare la prudenza sui conti pubblici. È la linea che ha caratterizzato questi quattro anni e che ha consentito all’Italia di recuperare credibilità. La prossima legge di Bilancio potrebbe quindi utilizzare gli spazi che si stanno aprendo, ma senza trasformarli in un nuovo assalto alla diligenza. Un capitolo importante è quello dell’energia. La richiesta italiana alla Ue per la clausola di salvaguardia vale circa 14 miliardi per gli interventi energetici nel triennio, oltre ai 22 miliardi per la difesa. Ed è proprio su questo che Giancarlo Giorgetti è chiamato a giocare una partita europea, con l’obiettivo di costruire una risposta comune al caro energia. Dentro questa cornice potrebbe trovare spazio il rafforzamento dell’ecobonus al 65%, per infissi, pompe di calore, condizionatori, solare termico e altri interventi di efficientamento. La misura viene valutata proprio nell’ambito della flessibilità europea sull’energia. Sarebbe un modo per utilizzare i margini concessi da Bruxelles su investimenti capaci di ridurre i consumi delle famiglie, sostenendo le imprese.

Più complicate sono invece le partite dell’Irpef e delle pensioni. Portare da 50mila a 60mila euro il limite dell’aliquota del 33% costa circa 2,7 miliardi. La Lega spinge inoltre per l’uscita a 64 anni, anche per chi ha una carriera nel sistema misto, purché accetti il calcolo interamente contributivo. «L’obiettivo è il ricambio generazionale», ha spiegato Claudio Durigon, sottolineando che «dobbiamo parlarne con gli alleati, con la Ragioneria» e che la misura (costo 1,5 miliardi) sarà valutata.

Il 22 settembre arriverà un passaggio importante con i nuovi dati Istat sull’indebitamento delle amministrazioni pubbliche. L’eventuale discesa del deficit sotto il 3% sarebbe un risultato significativo e potrebbe contribuire all’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo. Ma non significa avere automaticamente un tesoretto da spendere. Anzi, la vera scommessa della manovra sarà dimostrare che il rigore non è stato un vincolo temporaneo, ma la condizione per poter fare qualcosa in più proprio in virtù della credibilità riconquistata.

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