Vogliono governare il Paese, chiedono ogni giorno a Giorgia Meloni di farsi da parte. I metodi sono bulleschi, quelli dei duri che non hanno paura di nessuno. Allora perché i signori del Campo largo si sono fatti piccoli per due giorni, spaventati dalla figura del cardinale Camillo Ruini? Non hanno inviato condoglianze, neppure espresso parole di circostanza. Silenzio assoluto, come se la sua morte fosse equiparabile a quella di una figura imbarazzante da seppellire in fretta per non pensarci più.
Ai solenni funerali celebrati dal Papa a San Pietro, degni di un grande principe della Chiesa, a sinistra si è fatto vedere solo l'ex premier Romano Prodi, più che altro per rapporti personali: fu sposato nel 1969 proprio da don Camillo quand'erano entrambi due notabili in ascesa di Reggio Emilia.
Per il fronte progressista, Ruini è rimasto l'Eminence sfottuto senza riguardi da Luciana Littizzetto in diretta tv. Dileggiato perché era considerato un conservatore, la versione cardinalizia del "Pastore tedesco" Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI.
Per loro Ruini è un peccatore: mai una tentazione verso quell'estremismo radical chic che portò poi quella stessa compagnia di giro politico-artistica a considerare Papa Francesco un cripto-iscritto di Potere al Popolo. Va detto che nelle alte sfere del Pd non era piaciuta la confessione nel 2024 del cardinale che osò smascherare i magheggi antiberlusconiani di Scalfaro del 1994. Proprio quel Partito democratico che ha rinchiuso nelle catacombe l'ala moderata e quella cattolica di provenienza Dc.
Gli stessi dem che nei mesi scorsi sono insorti per l'espulsione dell'imam di Torino Mohamed Sharin, quello che giustificò il 7 Ottobre. E con loro tutti i partiti, da M5s ad Avs, che ora vogliono espugnare Palazzo Chigi. Viva l'iman islamico sospettato di terrorismo, abbasso don Camillo. La solita sentenza, implacabile: stava dalla "parte sbagliata".