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Agli islamici non basta il posto in lista col Pd. E il predicatore Baya attacca Mattarella

Tira in ballo il presidente: "La sua voce dov'è?". L'appello di Muro27: "Da adesso diventiamo un soggetto politico"

Agli islamici non basta il posto in lista col Pd. E il predicatore Baya attacca Mattarella
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Come reagiscono gli islamici in Italia dinanzi alle critiche? Con la cantilena dell'islamofobia. Nel loro immaginario, infatti, dovrebbero essere esenti da qualunque critica, commento, osservazione, perché altrimenti si sentono bersagli. L'ultima occasione per gridare alla mobilitazione sono stati i cori contro di loro nella manifestazione in favore della remigrazione e il video della vice segretaria della Lega Silvia Sardone che avrebbe, secondo loro, aggredito una donna che indossava il burqa. Ma in realtà le stava ponendo semplicemente delle domande. Per questi motivi è partita la macchina islamista: prima L'Ucoii (Unione delle comunità islamiche italiane) ha chiesto "una presa di posizione pubblica, chiara e inequivocabile da parte delle istituzioni nazionali", aggiungendo che "in momenti come questo il silenzio istituzionale pesa". La stessa Ucoii che continua a non voler siglare l'intesa con lo Stato italiano previsto dall'articolo 8 della Costituzione.

Poi Davide Piccardo, figlio di Roberto Hamza, uno dei fondatori dell'Unione, ha scritto un articolo sul suo sito "La Luce" in cui ritiene che la Sardone abbia trasformato in "bersaglio di propaganda" una donna nella sua vita privata, permettendosi di sindacare anche sulla sua sicurezza: "Ha la scorta del Viminale, scorta che viene usata per scorrazzarla in giro a compiere queste aggressioni".

Uno scenario che Piccardo definisce come "il prodotto prevedibile di un clima che qualcuno ha deliberatamente costruito, e che ora produce i suoi frutti". Proprio lui che spalleggia e difende chi, come Mohammad Hannoun, è indagato per terrorismo. Poi è intervenuto l'immancabile Brahim Baya, il predicatore islamico di Torino, che ripete il medesimo schema del suo amico che se la prende persino con Sergio Mattarella: "In una Repubblica fondata sull'uguaglianza, ogni cittadino dovrebbe sentirsi tutelato indipendentemente dalla propria fede religiosa. Eppure, quando a essere colpiti sono i musulmani, troppo spesso prevalgono il silenzio, l'indifferenza o la minimizzazione. Dov'è la voce del Presidente della Repubblica?".

E poi rilancia: "Il contrasto all'islamofobia richiede una voce pubblica forte, capace di denunciare ogni episodio di odio e di rivendicare con dignità il pieno rispetto dei diritti e dei valori costituzionali. L'islamofobia cresce quando stereotipi, falsi miti e narrazioni tossiche vengono ripetuti senza essere contestati". Ma cosa ci può essere di falso nel riportare gli elogi di Baya alla mente del 7 ottobre, Yaya Sinwar, o ai missili iraniani e della resistenza palestinese, ovvero Hamas?

C'è stata una tale abilità nella comunicazione e nella propaganda da parte di chi gestisce il mondo pro Pal, che oggi qualunque tipo di azione nei confronti del loro ambiente viene percepito come censura, come l'operazione degli amici dei sionisti: ed è così che riescono ad agitare le masse, a far credere loro che ci sia in atto un meccanismo di repressione. Ma l'intento che una certa parte di mondo islamico ha è di dominio, prima ideologico e poi politico. E a dire chiaramente "facciamo politica" è MuRo27 (Musulmani per Roma 2027), il partito islamico capitanato dal convertito Francesco Tieri (che si candidò con la lista Demos a sostegno del sindaco Roberto Gualtieri), che ha come obiettivo quello di contribuire alle elezioni della Capitale con proposte basate sui precetti islamici. "Abbiamo l'ambizione di invertire il paradigma che vede i musulmani come oggetti di propaganda bipartisan (vedasi amministrative 2026) e vogliamo farlo provando a essere un soggetto politico", scrivono.

Lo dicono chiaramente: non basta più avere i candidati in una lista della sinistra (a Venezia il Pd aveva 7 bengalesi), vogliono il loro spazio. Bisognerebbe però prima capire se il loro riferimento è il Corano o la Costituzione.

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