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Alta tensione ai negoziati Usa-Iran. Donald minaccia e colloqui nel caos

Via al tavolo in Svizzera. Vance: "Voltare pagina". Ma Trump: "Hormuz riapra o li farò saltare in aria". Ghalibaf: "Attento, il nostro esercito è pronto"

Alta tensione ai negoziati Usa-Iran. Donald minaccia e colloqui nel caos
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New York JD Vance mostra ottimismo riguardo ai colloqui tra Usa e Iran in Svizzera, e auspica che consentano di "voltare pagina" in Medioriente. "Abbiamo già fatto progressi nelle ultime ore e mi aspetto che ne faremo altri nelle ore a venire", spiega il vicepresidente americano dall'hotel Burgenstock sul lago di Lucerna, dove sono in corso i negoziati con la mediazione di Pakistan (con il premier Shehbaz Sharif e il capo di stato maggiore dell'esercito, il Feldmaresciallo Asim Munir), e Qatar.

Vance parla di un "incontro storico", dove gli Usa hanno l'obiettivo di "rimodellare il Medioriente attraverso la diplomazia. Ora immaginiamo un futuro di collaborazione per promuovere la pace e la prosperità". Da Washington, tuttavia, Donald Trump fa ricorso a toni decisamente meno positivi e torna a minacciare la Repubblica islamica, dicendo che "colpirà molto duramente" se non impedirà a Hezbollah di "creare problemi". "L'Iran deve immediatamente impedire ai suoi proxy ben pagati in Libano di creare problemi - scrive su Truth - Se non lo faranno, colpiremo di nuovo come abbiamo fatto la scorsa settimana, ma con ancora più forza". Parole a cui il presidente del Parlamento Mohammed Ghalibaf risponde dicendo che "non diamo peso alle minacce degli americani. Farebbero meglio a stare attenti alle loro dichiarazioni, le nostre forze armate sono pronte a rispondere. Qualunque cosa dicano, saremo noi ad agire". In segno di protesta contro le minacce del comandante in capo, secondo l'agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, la delegazione iraniana ha abbandonato la sede dei colloqui.

Trump, invece, su Fox parla pure dello Stretto di Hormuz, dicendo che se Teheran non raggiungerà un accordo "riscuoteremo pedaggi", senza escludere che gli Stati Uniti possano prendere il controllo della cruciale via marittima: "Potremmo farlo, se necessario", assicura. Sottolineando che gli Usa potrebbero diventare i Guardian Angel dello Stretto e prendersi il 20% del petrolio. Poi, rincara la dose: "Se lo chiudete, non avrete più un Paese". Rivolto al presidente iraniano, sostiene che "farebbe meglio a tirare dritto, altrimenti ci prenderemo la sua Nazione", poiché dopo i 60 giorni fissati per i colloqui possiamo fare "tutto quello che vogliamo". Vance, che guida la squadra Usa con gli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner, ripete tuttavia che il tycoon è impegnato al raggiungimento di un cessate il fuoco completo nella regione. "Stiamo tutti lavorando per la pace - spiega - Sono molto fiducioso riguardo alla situazione in Libano. C'è ancora del lavoro da fare, ma continueremo a impegnarci".

La questione del Paese dei cedri, dove Israele sta continuando a condurre attacchi contro Hezbollah, è al centro di questa fase dei colloqui. L'agenzia Tasnim afferma che Hormuz non sarà riaperto finché non sarà rispettata la tregua, e il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, fa sapere che lo scopo della delegazione iraniana è quello di esigere con fermezza il rispetto degli impegni e l'attuazione delle promesse da parte degli Stati Uniti: "Se il nemico non rispetterà i suoi obblighi dichiarati o ne ostacolerà l'attuazione, l'Iran adotterà le misure necessarie in risposta". In particolare, fa riferimento appunto all'articolo 1 del memorandum d'intesa, che prevede la "fine della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano".

Ma Benjamin Netanyahu non arretra, e ribadisce che "rimarremo nella zona di sicurezza nel Libano meridionale per tutto il tempo necessario a proteggere i preziosi residenti del nord e tutti i cittadini dello stato. In qualità di primo ministro di Israele, sono fermamente determinato su questo punto e nulla lo cambierà".

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