«Siamo 20mila». È questo l’annuncio dei No Tav nel pomeriggio di ieri, mentre un serpentone di persone saliva verso i cantieri dell’alta velocità di Val di Susa. È in corso il Festival dell’Alta Felicità, un appuntamento annuale che, regolarmente, si risolve con violenti scontri. I volti sono sempre quelli, gli antagonisti dei centri sociali e dei collettivi, di tutta Italia che si ritrovano per tentare l’assalto alle aree in cui si svolgono i lavori. Alcune fonti sentite da Il Giornale parlano di 2000 soggetti incappucciati e armati che hanno scatenato la guerriglia.
È piovuto di tutto contro gli agenti nei cantieri: bottiglie molotov, pietre, oggetti vari, bombe carta e bulloni. Le forze dell’ordine hanno contenuto l’assalto con un ampio lancio di lacrimogeni per fermare l’avanzata degli antagonisti e mentre la maggior parte dei manifestanti si è dispersa, la frangia più dura ha proseguito la marcia in direzione del cantiere di Chiomonte ma non solo. Nel pomeriggio hanno annunciato di essere entrati nel cantiere della Maddalena e, quindi, di essersi «ripresi» Chiomonte. Sono stati abbattuti jersey, tagliate recinzioni di contenimento, è stata data alle fiamme perfino una control room. Il tutto mentre gli agenti venivano bersagliati con lanci di qualunque cosa gli antagonisti trovassero al loro passaggio. Due camionette dei carabinieri, e due della Guardia di finanza, che si trovavano all’interno del cantiere sono state date alle fiamme: all’interno non c’erano militari. «C’eravamo, ci siamo, ci saremo. Ora e sempre No Tav», recitava lo striscione che apriva il corteo. Dopo ore di confronto serrato le forze dell’ordine sono riuscite a respingere gli antagonisti nei boschi, attraverso i quali hanno attuato la ritirata. Durante la fuga si sono anche cambiati d’abito, gettando via gli abiti neri indossati per l’assalto e cercando di mischiarsi con la folla: durante gli attacchi sono stati segnalati anche diversi soggetti armati di ombrelli, utilizzati sia per respingere gli idranti, sia per evitare di essere ripresi dall’alto dai droni impiegati dalle forze dell’ordine per controllare la situazione da lontano. Diverse fonti hanno riferito che di attacchi così, condotti con tale violenza e strumenti, incluse le bottiglie incendiarie, non se ne vedevano da tempo. Sono stati impiegati persino dei mortai artigianali per sparare i razzi contro le forze dell’ordine. «Sbirro brucia. Fakir è vendicato», si legge in una scritta lasciata su un jersey di cemento con la bomboletta, firmato dalla «A» anarchica.
Gli antagonisti sono arrivati all’appuntamento preparati con tutto l’occorrente per scatenare la guerriglia ed era chiaro fin da subito che non sarebbe stata una semplice manifestazione, tanto che da giorni sono stati istituiti dei controlli lungo le arterie che conducevano verso i luoghi di incontro. Nella serata del 23 luglio, infatti, la Polizia di Stato ha individuato tre cittadini francesi provenienti dalla Francia, mentre viaggiavano lungo la Statale 24. Nel vano portabagagli del veicolo la Polizia ha sequestrato numerosi artifici pirotecnici, fumogeni e petardi, tronchesi, un flessibile alimentato da due batterie, cesoie e ulteriori strumenti, indumenti e materiali idonei al travisamento, caschi, maschere, occhiali, bombolette e spray, benzina e altri liquidi oltre a numerose sim separate dai rispettivi telefoni cellulari. Gli stessi antagonisti hanno segnalato presidi anche nelle varie stazioni di Torino e in quelle che conducono alla valle, dove numerosi agenti sono stati dispiegati per gli accertamenti.
Gli scontri sono durati per oltre due ore in Val di Susa, è stata chiusa l’A32 Torino-Bardonecchia per «motivi di ordine pubblico», come ha reso noto la concessionaria Sitaf e sulla linea Modane-Torino la circolazione è sospesa tra Bussoleno e Borgone Susa «per la presenza di manifestanti sulla linea», come riferisce una nota di Trenitalia. Sul campo restano decine di carabinieri e poliziotti feriti, ennesimo bollettino di guerra irricevibile per un Paese che si professa civile e democratico.
