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Baby-pasdaran. Il regime arruola anche i bambini. Porte aperte dai 12 anni in su

L'annuncio sui media statali con lo slogan. "Per l'Iran". Aiuteranno a pattugliare le strade

Baby-pasdaran. Il regime arruola anche i bambini. Porte aperte dai 12 anni in su
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Chiamateli pure baby-pasdaran. Tuta mimetica, casco da automobilista, scudo e manganello. Le Guardie della Rivoluzione in Iran assoldano nuove leve. Sono ragazzini di 12-13 anni, che i Pasdaran come vengono anche chiamate le guardie chiamate a difendere l'ideologia del regime sciita stanno reclutando per tenere sotto controllo le strade della Repubblica islamica, in attività come pattugliamenti, posti di blocco e logistica. La notizia è stata diffusa da un funzionario della teocrazia, Rahim Nadali, che ha annunciato tramite i media statali l'abbassamento dell'età minima a 12 anni per chiunque voglia partecipare ad "attività di supporto al conflitto". L'iniziativa è stata ribattezzata con lo slogan "Per l'Iran" e giustificata spiegando che "l'età di coloro che si fanno avanti si è abbassata". Via libera, dunque, ai baby-pasdaran, o meglio ai baby-basiji, visto che i piccoli di cui il sito di opposizione Iran International ha mostrato le prime immagini, ingrosseranno per lo più le fila della milizia paramilitare volontaria sotto il controllo delle Guardie della Rivoluzione, inserite a fine gennaio anche dall'Unione europea nella lista dei gruppi terroristici.

La pratica non è nuova nella galassia dell'estremismo islamico. Rapporti documentati confermano quello che l'esercito israeliano ha sperimentato molte volte sul campo, da Gaza alla Cisgiordania, dove Hamas e in misura minore anche la Jihad islamica reclutano da tempo non solo adolescenti ma anche bambini, già a partire dai 10 anni. Circostanze confermate da immagini inequivocabili, dopo gli inviti aperti ai giornalisti e ai fotoreporter dei media internazionali ai campi estivi e alle scuole militari messe in piedi dagli ex padroni della Striscia di Gaza. Qui le baby-reclute sono state immortalate con tanto di divise militari e kalashnikov in pugno, mentre imparavano a usare le armi, dopo essere state indottrinate su tecniche di rapimento e attacchi terroristici.

"Voi siete la generazione delle rocce, la generazione dei razzi, la generazione dei tunnel, la generazione degli attentatori suicidi", dichiarò durante una cerimonia di consegna dei diplomi per un campo estivo, nel gennaio 2014, l'ex leader politico di Hamas Ismail Haniyeh, ucciso nel luglio 2024 a Teheran da un attacco israeliano mentre si trovava in Iran per partecipare alla cerimonia di insediamento del presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. "Questi campi estivi sottolineano che l'impresa islamica, l'impresa palestinese e l'impresa umana araba sono in ascesa", aggiunse Haniyeh durante un'apparizione su Al-Aqsa tv, la rete televisiva del gruppo islamista.

La decisione della Repubblica islamica viene presa in barba alla Convenzione Onu sui diritti dell'Infanzia, alla quale l'Iran ha aderito nel '93, violandola senza scrupoli durante le proteste anti-regime che si sono susseguite negli anni, con maltrattamenti e uso della forza contro i più piccoli. Il copione si è ripetuto a inizio gennaio, quando tra le oltre 30mila vittime colpite a morte mentre protestavano sono stati uccisi almeno 230 minorenni, secondo l'ong Human Rights Activists News Agency. Tra loro anche due bambine di tre anni, Melina Asadi, eliminata con un colpo di arma da fuoco, e Bahar Hosseini, morta per le complicazioni causate dai gas lacrimogeni.

La repressione in Iran prosegue in queste ore. Con nuove condanne a morte contro chi ha protestato a gennaio, dopo le tre prime impiccagioni ufficializzate dal regime, tra cui quella del campione di lotta Saleh Mohammadi, 19 anni.

Il blocco di Internet arriva oggi al ventottesimo giorno. Ma nonostante la censura emergono i video degli spari delle forze asservite agli ayatollah, che mirano alle finestre di chi continua a urlare slogan contro la dittatura.

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