Dal decreto per le bollette light alle bollette di guerra. L'attacco di Stati Uniti e Israele in Iran si sta riversando sul mercato del petrolio e, con maggiore forza, sul quello del gas, complice lo stop alla produzione di Gnl dal Qatar. I prezzi sono in graduale aumento e i rischi per le tasche delle famiglie e delle imprese italiane, dalle bollette al pieno di benzina, non mancano.
Il Brent con consegna ad aprile è salito del 6% a 77,34 dollari al barile, il livello più alto da gennaio 2025. Anche il Wti ha registrato forti rialzi oltre 70 dollari (+5%), dopo un picco a 80,19 dollari. E non va meglio per il gas: il prezzo è salito fino a +50% per poi attestarsi al +40% chiudendo la seduta di ieri a 44,5 euro al Mwh. Male il gasolio le cui quotazioni sono passate da 752,75 a 873 dollari dopo un massimo a 920 dollari (+16,9%).
"I future del gas sono in aumento, Arera sta monitorando e controllando con riunioni giornaliere", ha detto il presidente dell'Arera, Nicola Dell'Acqua. "Quando i dati saranno chiari e certi sulla situazione reale, terremo informato il Parlamento e cercheremo di dare i principali scenari". Sui prezzi grava soprattutto la decisione di Teheran di ridurre il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, nodo strategico per il commercio energetico globale, da cui circola all'incirca un quinto delle spedizioni giornaliere mondiali di petrolio e il 30% di Gnl, nonché una significativa quota di fertilizzanti.
Il Codacons segnala come le quotazioni di petrolio e gas siano "già schizzate al rialzo, con i primi effetti sui listini dei carburanti e conseguenze che a breve potrebbero estendersi anche a bollette e prezzi dei prodotti trasportati. Tensioni che iniziano a farsi sentire alla pompa: il prezzo medio della benzina in modalità self passa infatti da una media nazionale di 1,672 euro al litro del 27 febbraio a una media di 1,681 euro/litro di oggi 2 marzo, mentre il gasolio sale nello stesso periodo da 1,723 a 1,736 euro al litro", registra l'associazione dei consumatori sulla base dei dati Mimit. "Ritocchi sulla rete che, tuttavia, non hanno ancora pienamente risentito dell'impennata delle quotazioni: nei prossimi giorni, se i prezzi del petrolio non invertiranno il trend, ci saranno effetti diretti sul pieno".
"Mentre il petrolio vede una situazione più gestibile, perchè c'è tanta offerta e una capacità produttiva abbondante, sul gas siamo un po' in una trappola. Dopo 4 anni di guerra, abbiamo azzerato gli acquisti dalla Russia che era il primo fornitore di gas, ora però la chiusura dello Stretto di Hormuz crea indubbiamente dei problemi, anche se dovesse durare poco", ha commentato Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.
Guardando al futuro, secondo Goldman Sachs, "i prezzi del gas naturale europeo potrebbero quasi raddoppiare e i mercati globali del Gnl potrebbero affrontare gravi interruzioni dell'offerta se i flussi delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz venissero interrotti a seguito di attacchi militari contro l'Iran. I prezzi del gas naturale potrebbero avvicinarsi a 74 euro/MWh, il 130% in più rispetto ai livelli attuali, se i flussi di Gnl attraverso lo Stretto venissero completamente interrotti per un mese. Un'interruzione della durata superiore a due mesi probabilmente spingerebbe i prezzi del gas naturale europeo oltre i 100 euro/MWh.
"Le notizie delle ultime ore legate all'escalation bellica in
Medioriente ci obbligano a monitorare con attenzione i prezzi delle materie prime, in particolare del gas", ha commentato l'ad di Iren Gianluca Bufo spiegando che l'utility "dispone comunque di ampie risorse, già approvvigionate".