Di Battista, ipoteca da 390mila euro per i debiti della società di famiglia

Sarebbe stata iscritta per coprire i mancati pagamenti della tassa sui rifiuti. Da 35 anni papà Vittorio combatte con l'Erario

Di Battista, ipoteca da 390mila euro per i debiti della società di famiglia

Casa Di Battista come casa Di Maio. Debiti, ipoteche e l'ex Equitalia alla porta. I beni di Vittorio Di Battista, il padre di Alessandro, il «reporter» 5 Stelle impegnato in un interminabile tour in Centroamerica, sono nel mirino del fisco. I debiti ammontano a 195.448 euro e per questo il 18 ottobre 2017 è stata iscritta l'ipoteca per 390.897 euro. Dai codici sembra si tratti, anche se il dato può apparire surreale, di mancato pedaggio della tassa sui rifiuti soldi urbani, naturalmente reiterato per anni.

I beni che potrebbero finire all'asta sono tutti a Civita Castellana, in provincia di Viterbo. Nei giorni scorsi il Giornale aveva raccontato la storia, faticosa, dell'azienda di famiglia, la Di. Bi.Tec., costituita il 20 settembre 2001, sempre da Vittorio e specializzata nella produzione di ceramiche e apparecchi igienico sanitari.

In teoria papà Vittorio, il «fascista molto liberale» secondo l'icastico ossimoro inventato dall'immaginifico figlio, aveva lanciato sul mercato un prodotto di successo, il Sanisplit, una scatola intelligente che tritura i rifiuti solidi, ma dall'inchiesta del Giornale si evinceva una situazione drammatica: una lunga lista di pendenze con i fornitori, i dipendenti, le banche. E pure 60mila euro di tributi non versati. In gran parte Iva, più una modesta cifra non arrivata all'Inps.

Alessandro, che ha il 30 per cento delle quote come la sorella Maria Teresa, aveva replicato stizzito insultando il Giornale e minacciando, addirittura, di fare una scampagnata ad Arcore per leggere davanti ai cancelli della villa del Cavaliere alcuni passi della sentenza Stato-mafia. Scambiandoli forse, a causa di una qualche allucinazione, per i vangeli.

Ma il leader grillino, che molti considerano il grande rivale di Di Maio per la guida del Movimento, pur ammettendo la sostanza di quanto scritto e anzi aggiungendo che pure Maria Teresa non viene remunerata, si era ben guardato dall'accennare a quest'altro capitolo della saga domestica: l'ipoteca giudiziale. Non proprio una pagina edificante per uno dei nuovi astri della politica italiana, impegnato un giorno sì e l'altro pure a puntare il dito contro la vecchia classe dirigente, immorale e corrotta, e a predicare un rinnovamento totale nel segno della purezza. Manco fosse Robespierre.

Ora si scopre che il quadro sarebbe più aggrovigliato: l'Agenzia delle entrate - Riscossione, l'ex Equitalia, ha acceso i riflettori sui beni dell'amministratore della Di.Bi.Tec.: appartamenti, terreni, negozi, magazzini, quasi sempre piccole quote in comproprietà. Tutti i beni sono a Civita Castellana dove Vittorio è nato nel 1941. Dunque Civita Castellana sta ai Di Battista come Mariglianella, nel Napoletano, ai Di Maio.

Li in difficoltà era finita l'Ardima, che si occupa di costruzioni, qua si segue tutt'altro spartito.

Quasi 200mila euro di tributi sui rifiuti. E non è tutto, perché è dal 1983 che Di Battista senior combatte con l'erario, in una successione impressionante di decreti ingiuntivi, pignoramenti, ipoteche, estinzioni dei debiti, nuovi provvedimenti su diversi fronti. Una quindicina di mosse per un assedio in corso da 35 anni, ben al di là dei bagni e delle porcellane della Di.Bi.Tec. Che, fra l'altro è una srl, quindi è quasi inespugnabile dal fisco. Il tutto in attesa di spiegazioni che finora sono arrivate con il contagocce.

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