Berlusconi, è gelo con Parisi «In arrivo nuove nomine»

Il Cavaliere confida allo stato maggiore del partito i suoi dubbi sul lavoro di mr. Chili: troppo divisivo

Berlusconi, è gelo con Parisi «In arrivo nuove nomine»

Berlusconi conferma di aver archiviato l'esperienza Parisi, precisa la sua battuta su Renzi leader, galvanizza i suoi nella battaglia per il No, lascia aperti gli scenari per il post referendum e promette di rimettere mano al partito.

Il Cavaliere torna a Roma e convoca i suoi a palazzo Grazioli. Al summit partecipano i due capigruppo di Camera e Senato, Renato Brunetta a Paolo Romani, Maurizio Gasparri, Altero Matteoli, Mariastella Gelmini, Mara Carfagna, Anna Maria Bernini, Giovanni Toti, Simone Baldelli e Mariarosaria Rossi. Davanti allo stato maggiore del partito avrebbe confermato di aver scaricato mr. Chili perché «doveva portare gente nuova e non l'ha fatto». Ma soprattutto c'è la condanna certificata dalle ultime analisi della Ghisleri: «Gli ultimi sondaggi dicono che Forza Italia è in calo a causa delle liti». E Parisi ha sempre attaccato la classe dirigente del partito. È troppo divisivo, anche nei confronti degli alleati della Lega.

Berlusconi è ancora il leader indiscusso di Forza Italia e annuncia novità in arrivo, forse uno o due coordinatori: «Metterò mano al partito con delle nomine. Ma non prima del 4 dicembre. La priorità, in questo momento, è la campagna elettorale per convincere gli italiani a bocciare le riforme costituzionali». Nessuna timidezza: il suo No è forte e determinato, a dispetto delle letture filonazareniche che fanno alcuni giornali. A questo proposito, il Cavaliere precisa il suo pensiero su Renzi: «Forse ho sbagliato a fare quella battuta su di lui definendolo unico leader. Ma io ho detto un'altra cosa: intendevo dire che oltre a lui c'è un altro leader che però è stato sbattuto fuori dalla politica con una sentenza che grida vendetta».

Insomma, il leader è e resterà Berlusconi e anche sulle mosse future sarà lui a tracciare la rotta. Si discute anche dei possibili scenari: governo di scopo, elezioni subito, atteggiamento responsabile per riscrivere la legga elettorale. Tutto resta sul tavolo anche perché, si ragiona assieme, molto dipende dall'esito del referendum. Ergo, «decideremo poi il da farsi», dice l'ex premier che in ogni caso assicura un suo ruolo attivo in campagna elettorale: «Sarò presente, ci metterò la faccia».

Davanti al Cavaliere c'è la classe dirigente azzurra che, non nascondendo un momento di difficoltà, rivendica con orgoglio il proprio ruolo: «Noi ci siamo e siamo validi. Renzi è davvero in difficoltà e con te in campo possiamo risalire la china». Per Maurizio Gasparri «Dobbiamo valorizzare il nostro patrimonio interno che c'è ed è di tutte le età». Poi c'è chi, come Altero Matteoli, gli parla col cuore in mano: «Presidente, riguardo a Parisi, fammi dire che è inutile che tu cerchi un altro Berlusconi. Non c'è e non ci sarà più. Quindi o arriva la sentenza da Strasburgo, altrimenti andrà individuata una squadra». E pure sulle alleanze si ragiona in termini di realpolitik. «Presidente - spiega sempre Matteoli - ti parla uno che era scettico sull'opportunità della famosa foto di Bologna con Salvini e Meloni. Però non vedo alternative a rinsaldare l'alleanza con Lega e Fratelli d'Italia senza, ovviamente, essere succubi degli alleati». Berlusconi ascolta tutti, prende appunti, annuisce. Poi, come al solito, deciderà. Da solo. Da leader.

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