nostro inviato a Tokyo
Le strade che portano al Kantei, la residenza ufficiale del primo ministro del Giappone, sono addobbate con bandierine italiane in onore della prima visita di Stato di un leader europeo da quando, circa tre mesi fa, Sanae Takaichi è diventata premier.
È la terza volta da quando è a Palazzo Chigi che Giorgia Meloni viene a Tokyo. Ma questa, dice lei stessa durante le dichiarazioni congiunte alla stampa che seguono il bilaterale, è un’occasione speciale. Non solo perché quest’anno cade il 160esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, ma perché l’obiettivo è quello di “rafforzare ulteriormente il partenariato strategico” tra i due Paesi.
Sedici i punti del lungo “statement” sottoscritto da Meloni e Takaichi al termine di bilaterale che la premier italiana suggella pubblicando sui social una loro foto congiunta ritoccata con l’intelligenza artificiale utilizzando il filtro dei manga, i celebri cartoni animati giapponesi.
Nella dichiarazione congiunta si sottolinea come entrambe siano “le prime donne a guidare i governi delle rispettive nazioni”, tutte e due convinte della necessità di “riaffermare il legame storico di amicizia e collaborazione esistente tra Giappone e Italia” che “sono uniti da principi condivisi, interessi comuni e da un fermo impegno a tutelare l’ordine internazionale basato sullo Stato di diritto e a promuovere pace, prosperità e stabilità a livello globale”.
Tra i vari punti, le due premier sottolineano la loro soddisfazione sul fronte della collaborazione nel campo della difesa per “i progressi del Global combat air programme (Gcap), volto allo sviluppo congiunto con il Regno Unito di un caccia di nuova generazione” e ribadiscono “l’importanza di raggiungere l’obiettivo della consegna del primo velivolo nel 2035” auspicando un futuro “ampliamento” delle “opportunità di cooperazione nel campo dei nuovi equipaggiamenti e delle tecnologie per la difesa”.
Nella dichiarazione sottoscritta da Meloni e Takaichi, però, ci sono anche alcuni passaggi che sembrano prendere le distanze da alcune dinamiche che hanno caratterizzato la politica estera della Casa Bianca da quando Donald Trump è tornato presidente. Con riferimento per esempio ai dazi, visto che nel punto 6 della dichiarazione le due premier sottolineano “l’importanza di garantire un ordine economico libero ed equo, la sicurezza economica e il rafforzamento della resilienza delle rispettive economie”.