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La furbata di Conte frutta 500mila euro. Ma la consultazione non si svolgerà mai

Un euro a firma ma non ci saranno le urne. Il Sì denuncia le fake dell'Anm

La furbata di Conte frutta 500mila euro. Ma la consultazione non si svolgerà mai
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Cinquecentomila firme in ventiquattro giorni. La "gioiosa macchina da guerra" targata Pd, 5s, Avs, Cgil e Anm arriva all'obiettivo insperato in tempi brevissimi. Con il contributo del "Comitato dei 15", il campo largo giudiziario raggiunge le sottoscrizioni per un referendum chimera, che non potrà mai essere ammesso. Insomma, un grande sforzo senza sbocco reale, dato che un referendum abrogativo sulle leggi costituzionali non è consentito. Ed esiste già l'appuntamento confermativo. Le firme sono un successo tutto interno, utile a compattare il fronte Pd-M5S-Avs e a costruire una narrativa contro la riforma. Giuseppe Conte prova a intestarselo ma è più che altro uno show, per quanto furbo. "Un segnale dirompente", dice l'ex premier. Che, aggiunge, "è stato raggiunto nonostante un governo che snobba e ridicolizza la partecipazione, l'impegno, la raccolta firme, accelerando i tempi per il referendum per non dare modo ai cittadini di discutere e informarsi".

L'unico atto formale degno di nota è, in realtà, il ricorso sulle date. E infatti il commento del Guardasigilli Carlo Nordio punta su quello: "Può cambiare il quesito? Come fa a cambiare un quesito di un referendum confermativo costituzionale, aspettiamo il 27", che è il giorno in cui si saprà se i ricorrenti contro le date stabilite hanno perso o no. Il capo dello Stato, nonostante le pressioni, ha firmato il decreto che indice l'appuntamento. E il Tar ha già bocciato la mossa contro la sospensiva. La battaglia è aperta ma l'aria è consolidata. Stefano Candiani, parlamentare della Lega, antepone una risata: "Ma l'obiettivo, è evidente, non è quello del referendum ma del rimborso spese per ogni firma raccolta. Non avendo raccolto i due terzi, si va a referendum per legge costituzionale secondo l'articolo 138 della Costituzione. Perché raccolgono le firme? Qui c'è tutto il fumo dell'interesse. Non essendoci il quorum, se raccolgono le firme possono ottenere almeno 500mila euro...questo la dice lunga". I conti tornano: un euro per firma. Dello stesso avviso pure Isabella Bertolini, membro del Csm e del "Comitato del Sì": "L' obiettivo era solo quello di ottenere il rimborso elettorale in quanto il ricorso non sposterà la data del referendum. In questo modo avranno le risorse per pagare altre campagne fake con i soldi degli italiani". Antonio Di Pietro, del "Comitato Sì separa" ritiene "inconsistente il ricorso avverso alla decisione del governo" sul 22 e 23 marzo. "La riproposizione dello stesso referendum è un inutile doppione", annota l'ex magistrato di Tangentopoli. Anzi, non è solo un'operazione furba ma "deviante al fine di farsi piangere addosso". Ma le carte bollate non si fermano ai ricorsi. Ieri il "Comitato Pannella Sciascia Tortora per il Sì" ha denunciato "tutti i soggetti responsabili in seno al Comitato Giusto dire No e dei facenti parte dell'Anm che hanno agito in concorso" per uno slogan usato pure sui manifesti: "Vorresti giudici che dipendono dalla politica? No".

L'esposto, all'attenzione della Procura di Roma, chiede conto della presunta violazione dell'articolo 656 del codice penale. Quello contro la diffusione di "notizie false, esagerate o tendenziose".

Un sondaggio di Emg per il Tg3, dà il "Sì" al 48,7% e il "No" al 30%. La mobilitazione della sinistra solleva polvere ma non sposta consenso.

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