Novità in arrivo per i proprietari di case interessati agli affitti brevi, Airbnb e dintorni. A occuparsi della questione è la Commissione Europea che, nell’ambito del piano casa comunitario, stabilirà nuove regole entro quest’anno. Come noto, nelle città più importanti d’Europa e nelle destinazioni turistiche, la diffusione degli affitti brevi crea due ordini di problemi. Il primo è il rialzo dei prezzi, il secondo riguarda la disponibilità di alloggi in locazione. Così capita che in città come Milano la ricerca di case diventi una mission impossible sia per gli studenti, sia per i lavoratori a basso salario. Per non parlare di città più turistiche come Firenze, o anche di centri minori, minacciati dall’overtourism. Così, il commissario europeo con delega all’energia e alla casa, Dan Jorgensen, in un’audizione parlamentare ha fornito le prime tracce dei futuri provvedimenti. Partendo da un punto che vale non solo in Italia, dunque: «Non possiamo stare fermi mentre i residenti vengono espulsi dal mercato della casa nei luoghi dove sono nati o dove vorrebbero vivere».
L’idea è quella di intervenire con misure specifiche e non generalizzate. In altri termini non si va verso l’imposizione di divieti agli affitti inferiori ai 30 giorni, ma di porre alcuni paletti. Il più importante sarà la definizione di "aree sotto stress abitativo": saranno tali quelle città o quartieri di città dove gli affitti brevi arrivano al 20% dell'offerta di locazioni). Secondo questo criterio, le città italiane più interessate sarebbero Firenze, Venezia, Napoli, Roma e Milano. In questi contesti, ai Comuni sarà richiesto di applicare tre tipi di misure possibili: 1) definire un tetto massimo di notti affittabili all'anno per ogni singolo appartamento. 2) obbligo di combinare affitti brevi estivi con affitti a studenti nel resto dell'anno. E’ una misura che permette di sfruttare le alte stagioni turistiche, rendendo disponibile l’alloggio negli altri mesi; 3) differenziare in maniera più netta gli host professionali da chi affitta occasionalmente per arrotondare il proprio reddito. Una misura mirata anche a tutelare la concorrenza delle strutture tradizionali, che sopportano il peso dei costi del rispetto delle regole su sicurezza e protezione dei luoghi.
In questo senso l’ultima legge di bilancio italiana potrebbe essere presa come esempio europeo: da primo gennaio chi affitta per meno di 30 giorni il primo immobile paga una cedolare secca al 21%; sul secondo immobile al 26%; mentre dal terzo immobile in poi c’è obbligo di partita Iva (presunzione di attività d'impresa).