La perizia psichiatrica conclusiva sulla famiglia del bosco del Tribunale dei minori dell'Aquila, che sarà determinante per indirizzare l'imminente decisione dei giudici sul ritorno a casa dei tre fratellini allontanati dai genitori, è stata depositata ieri mattina. E benché la psichiatra Simona Ceccoli - incaricata dal Tribunale di valutare il profilo dei genitori, la qualità delle loro competenze genitoriali e l'eventuale recuperabilità delle criticità riscontrate, insieme alla condizione psico-affettiva e cognitiva dei figli - non faccia sconti alla coppia anglo-australiana e sottolinei come il loro stile di vita abbia determinato danni ai bambini, in particolare delle immaturità neuropsicologiche, oltre che delle lacune linguistiche, nelle conclusioni spiega che la relazione non intende "in alcun modo sostenere l'opportunità di una permanenza dei minori in istituto, né esprimere una valutazione contraria al loro rientro nel contesto familiare". Al contrario - scrive la psichiatra - si auspica "che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per un rientro a casa dei bambini compatibile con il loro benessere".
Per Nathan Trevallion e Catherine Birmingham è un momento delicato. Entro un mese - dopo mesi di scontri, ricorsi e accuse incrociate - i giudici dovrebbero tirare le somme e decidere il futuro dei tre fratellini, tutt'oggi ospiti della struttura protetta di Vasto, mentre i genitori sono nella "casa nel bosco" di Palmoli, in attesa di trasferirsi definitivamente nell'abitazione messa a disposizione del Comune per consentire i lavori sul rudere considerato fatiscente dai giudici. Adesso il Tribunale ha in mano la perizia che costituisce la base tecnica per poter valutare l'eventuale ricongiungimento o soluzioni più drastiche, come l'affido. Nelle circa 50 pagine, che vanno ad arricchire la prima stesura di 196 pagine e le controdeduzioni di parte di circa 300, la psichiatra difende il lavoro svolto durante i test psicologici, insieme con la collega Valentina Garrapetta, nei confronti di Nathan e Catherine, replicando punto su punto alle criticità rilevate da Tonino Cantelmi e Martina Aiello, i periti di parte della famiglia, che contestano la decisione di aver definito i due genitori incapaci di crescere dei figli su basi non dimostrate, in assenza di conclusioni scientifiche. La perizia lascia aperto più di uno spiraglio al ricongiungimento della famiglia del bosco, ma sottolinea le lacune da risolvere, in particolare quelle sotto il profilo sanitario, di istruzione e relazionale.
I periti evidenziano le carenze di maturità neuropsicologica dei bambini e l'inadeguatezza delle loro competenze scolastiche. L'isolamento a cui sono stati costretti avrebbe anche ridotto la loro esposizione a contesti educativi e socializzanti.