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Bimbi ebrei uccisi: la gioia di Hannoun

Nelle intercettazioni esultava per gli attentati. L'auspicio che Rafah restasse chiuso

Bimbi ebrei uccisi: la gioia di Hannoun
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Si può gioire per la morte di civili innocenti? A quanto pare sì, se ti chiami Mohammad Hannoun. Il giordano, in carcere dal 27 settembre con l'accusa di essere a capo della cupola di Hamas in Italia, in alcune intercettazioni con il fratello Said che si trovava in Palestina, ha in passato festeggiato telefonicamente una serie di atti abominevoli: prima un attentato suicidario su un autobus di linea perpetrato da Hamas in cui sono stati uccisi 10 civili. Poi altre due occasioni: hanno esultato per un attentato nel bar dell'università di Gerusalemme, dove sono morti 9 civili e per un attentato su un autobus in cui i civili morti erano 23. "Ad Haifa hanno fatto saltare un autobus", gli dice il fratello e Hannoun risponde "che Dio gli dia ancora". Poi Said lo aggiorna sui numeri: "10 morti e più di 20 feriti", a quel punto Mohammad esulta: "Ringraziamo Dio".

E nel caso dei morti a Gerusalemme, in cui molte delle vittime erano bambini, alcuni dei quali neonati, Hannoun auspicava "che Dio distrugga le loro case".

In questo caso, quindi, le vite dei bambini valevano di meno perché si trattava di ebrei?

Il loro comportamento, opposto rispetto a quanto predicano nelle piazze in cui dicono di voler parlare di pace, si può evincere anche dalle affermazioni di Raed Dawoud, in carcere insieme a Yaser Elasaly come gestori per conto di Hannoun della filiale milanese della Abspp (l'associazione che sarebbe stata usata per raccogliere il denaro da destinare ai terroristi). Dawoud infatti, si augurava che il Valico di Rafah non venisse riaperto. Era il 14 febbraio 2024 quando Dawoud, dimostrando di avere a cuore il progetto della lotta armata a discapito della salvaguardia della popolazione palestinese, diceva: "Noi alla fine parliamo di governi... speriamo che non aprano il valico di Rafah, perché se aprono il valico di Rafah è la fine". Ma perché? Lo spiega subito dopo: "Le persone verranno espatriate, noi alla fine ce la prendiamo con le persone che abbandonano le loro terre".

A febbraio 2024 Rafah non era ancora occupato dall'Idf e secondo Israele lì era presente una parte importante delle strutture militari e dei dirigenti di Hamas. Ed è qui che si vede come i gazawi sono vittime proprio del terrorismo palestinese: l'apertura avrebbe potuto indebolire il controllo di Hamas sulla popolazione, consentendo a più civili di lasciare la Striscia.

E così, l'uscita di massa dei civili avrebbe reso più facile per Israele isolare i combattenti e colpire le strutture del movimento, evitando quindi di uccidere cittadini innocenti, notoriamente usati come scudi umani da parte di Hamas.

Per la maggior parte dei civili palestinesi, l'apertura di Rafah veniva presentata come una necessità umanitaria: cure mediche, fuga dai combattimenti, ricongiungimenti familiari. Se invece un soggetto considera la riapertura una "fine" è chiaro come il fine non sia in alcun modo quello di fornire al proprio popolo gli strumenti utili alla protezione e alla sopravvivenza.

Ma ciò rientra in un piano politico e militare dell'organizzazione stessa, di cui evidentemente Dawoud ne condivide il pensiero e il progetto. Ciò che quindi andava scongiurato era che venisse intaccata la capacità di Hamas di mantenere il controllo del territorio.

E tutto ciò è confermato da una lunghissima serie di foto di Hannoun e alcuni degli altri indagati con esponenti di Hamas: sul server dell'Abspp e sui device sequestrati, c'è un numero elevatissimo di lui o dei suoi collaboratori a stretto contatto con esponenti di primissima fascia dell'organizzazione terroristica.

Sono ritratti con Ismail Haniyeh, capo politico di Hamas fino al 2024, Khaled Meshal, capo degli esteri di Hamas, rieletto a maggio 2026, Mousa Abu Marzouq, Vicecapo dell'Ufficio Politico di Hamas, Ali Baraka, Responsabile delle relazioni esterne di Hamas, basato in Libano (dove Hannoun ha stranamente fatto diverse missioni), Osama Hamdan, Responsabile delle relazioni internazionali di

Hamas e almeno altri 8 vertici del gruppo terroristico. Ma i legali hanno intenzione di fare nuovamente ricorso in Cassazione. Ma difficilmente un giudice che ha a cuore la propria patria potrà disconoscere questi elementi.

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