Dal faccendiere alla pompeiana, passando per quegli incontri segreti con lo 007. La propaganda sugli impresentabili non vale se le amicizie sono di Sigfrido Ranucci, finito in un contrappasso dantesco dopo l'iscrizione nel registro degli indagati di Valter Lavitola, il pregiudicato considerato dalla Procura di Roma mandante dell'attentato dinamitardo messo a segno contro il conduttore di Report. Valterino era diventato una fonte per le inchieste del programma di Rai3 e poi un amico fraterno di Sigfrido. Ma il faccendiere non è l'unico ad aver contribuito alla macchina del fango messa in piedi da Report contro il governo. Tra le fonti di Ranucci figura anche Maria Rosaria Boccia, l'imprenditrice di Pompei che nel settembre del 2024 scatenò lo scandalo sfociato nelle dimissioni dell'allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e oggi a processo per stalking aggravato, lesioni culminate nello squarcio sulla fronte di Sangiuliano, interferenze illecite nella vita privata e diffamazione.
È con lei che Ranucci, l'8 settembre 2024, avvia una chat a due su whatsapp, denominata dalla Boccia "Report" e finita agli atti dell'inchiesta dei pm. Si tratta di quella famosa conversazione in cui Sigfrido tira in ballo un fantomatico "giro gay pericolosissimo" con il direttore Tommaso Cerno, Alfonso Signorini, un misterioso Mister B. e Massimo Giletti, rivelata lo scorso gennaio dal Giornale che, per aver riportato l'esclusiva, è stato accusato da Ranucci di aver propalato fake news, almeno finché Giletti, a Lo Stato delle cose, non ha mostrato le chat che certificavano la correttezza della nostra inchiesta. Da quella chat ora emerge che la Boccia non sarebbe stata la fonte di Ranucci esclusivamente per l'affaire Sangiuliano, fornendo al frontman di Report l'audio illegalmente registrato, mandato in onda proprio la sera dell'avvio di quello scambio whatsapp, con la conversazione avvenuta tra le mura domestiche in cui Sangiuliano confessava alla moglie la relazione extraconiugale.
Neanche una settimana dopo, la pompeiana invia a Ranucci cinque screenshot con articoli e informazioni su Beatrice Venezi, il direttore d'orchestra bersaglio di alcune interviste dell'imprenditrice, che l'aveva presa come esempio di presunti conflitti d'interesse al ministero della Cultura, puntando i riflettori sull'ingaggio della Venezi per dirigere il concerto con l'Orchestra Scarlatti al G7 del 20 settembre a Pompei. Illazioni che hanno fatto scattare le querele del maestro, ma che non sono bastate. "Buongiorno, ad oggi non risultano consulenze. Quindi ha ricevuto il compenso per cosa?", scrive la Boccia a Ranucci il 15 settembre. "Prima era stato deliberato un compenso per il maestro. Ora, per raggirare l'ostacolo sarà pagata dall'orchestra che nel frattempo si è vista aumentare il compenso per la cifra che riceverà il maestro", aggiunge. "Grazie Maria Rosaria di tenermi informato. Noi ci sentiamo domani", assicura Sigfrido. Che mesi dopo dedicherà a Venezi servizi in ben tre puntate di Report.
Il leitmotiv sono le nomine "politiche", perché è "amica della Meloni". L'ossessione di Ranucci. Il quale, incontrata la Boccia in gran segreto il 17 settembre a Pompei, le scrive: "Pensi che possiamo cominciare a imbastire il nostro lavoro? Il 27 ottobre si avvicina". E in quella data va in onda un'inchiesta di Report tesa a demolire l'intera politica culturale del governo, infarcita di fascismo e conflitti di interessi.
Firmata da Giorgio Mottola, contatto trovato nella rubrica di Boccia. Tra le amicizie-fonti di Ranucci, infine, spunta un alto ufficiale della Finanza, uno 007 dell'Aise con il quale il conduttore sarebbe solito incontrarsi a piazza Mazzini.
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