È bufera nel Movimento. Grillo pronto ad andare a Roma

Il capo politico del M5s afferma che le decisioni importanti devono essere prese con gli iscritti ma sottolinea di non aver partecipato al voto su Rousseau

È bufera nel Movimento. Grillo pronto ad andare a Roma

Intervenuto al programma di La7, "L’Aria che tira", il capo politico del M5s Luigi Di Maio ha provato a far chiarezza sulla situazione attuale nel MoVimento, sempre più scosso da polemiche interne sia per l’alleanza con il Pd, non gradita a tutti, che per la questione-Regionali con la possibile non partecipazione al voto di gennaio in Emilia-Romagna e Calabria.

"Nessuno dei nostri vuole andare con il Pd su quei territori", ha affermato il ministro degli Esteri. Ma ci sarà il simbolo sula scheda elettorale nelle due Regioni? Non è ancora chiaro. Fino alle 20 di questa, gli aventi diritto possono votare sula piattaforma Rousseau per decidere se presentarsi al voto o prendere una “pausa elettorale”.

"Le decisioni importanti le prendiamo io e Grillo, come Garante del Movimento e indire una votazione del genere non è una di quelle decisioni che si prendono ogni ora", ha sottolineato Di Maio che ha confermato di essersi sentito telefonicamente con il cofondatore M5s. Ma poi, in una conferenza al Senato, ha ammesso la crisi: "Sicuramente il Movimento è in un momento difficoltà e lo ammetto prima di tutto io", ha spiegato, "Dopo 18 mesi al governo e 10 anni nelle istituzioni, abbiamo bisogno di definire nuovi obiettivi e una nuova organizzazione. C'è bisogno di mettere a posto alcune cose".

Questo perché “le decisioni importanti devono essere prese con gli iscritti in quanto gli errori più grandi li ho fatti quando ho preso le decisioni da solo". Il più grande dei quali, sottolinea, è stato "fidarmi del fatto che il precedente governo potesse andare avanti con la Lega". Altra stoccata a Salvini il ministro la riserva proprio sul tema delle Regionali: "Ma se uno stava già al governo e se ne è andato perchè non trovava 30 miliardi per la manovra, perchè deve tornarci vincendo in una Regione? E' l'arte dei pazzi, come si dice dalle mie parti...".

Il titolare della Farnesina, però, ha ammesso di non aver partecipato al voto sulla piattaforma perché “come capo politico scelgo sempre di votare il meno possibile per evitare di prendere una parte. Di solito preferisco non votare l'una o l'altra parte ma chiedere al Movimento quale sia la direzione da prendere".

Il ministro ammette le enormi difficoltà che sta attraversando il M5s. Per superarle serve una organizzazione solida. Ma per fare ciò serve una pausa perché “se ci presentiamo in Emilia Romagna e Calabria adesso, non avremo tempo, ancora una volta, di fare degli Stati generali”, un appuntamento nazionale “per progettare i prossimi 10 anni".

Di Maio, infine, fa chiarezza anche sulla regola dei due mandati che “non è mai stata in discussione" e che anche lui la rispetterà, anche se questo non equivale a un addio alla politica. "Smetto? No, perché secondo me si fa politica anche quando non si hanno cariche e io vorrei dare al Movimento la mia esperienza".

Il post dei portavoce dell'Emilia Romagna, le dimissioni del coordinatore della campagna elettorale in Calabria e l’ormai sempre più evidente malcontento dei gruppi parlamentari stanno portando all’implosione del M5s. I malpancisti che criticano la linea Di Maio chiedono da tempo l'intervento di Grillo e invocano una maggiore collegialità sulle strategie pentastellate. "O torna in campo lui oppure questo Movimento rischia di morire", è la tesi più allarmante di molti esponenti M5s.

Le parole espresse dal ministro degli Esteri al programma “L’aria che tira” hanno suscitato altra tensione e non convincono una gran parte dei parlamentari. "Come si fa a dire che andiamo in letargo? Com'è possibile chiamare un 'time out' in questo momento?", ha osservato una fonte. Una situazione difficile che sta lacerando il mondo pentastellato. Secondo quanto apprende l’Agi, il fondatore del Movimento domani potrebbe essere a Roma per tentare di riportare l’ordine. Si preannuncia una impresa disperata. Il tutto mentre si è in attesa del voto su Rousseau.

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